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It’s Always Sunny in Philadelphia

Se si dovesse descrivere questa serie solo attraverso la sua idea di partenza, potrebbe sembrare un’’altra delle tante sit-com che riempiono i palinsesti televisivi, per giunta neanche troppo accattivante: quattro amici gestiscono un pub irlandese a Philadelphia.

Dietro una premessa così banale, si nasconde invece una delle produzioni più caustiche ed irriverenti mai trasmesse sulle frequenze a stelle e strisce: creata ed interpretata da Rob McElhenney, It’’s Always Sunny In Philadelphia presenta le folli avventure di Mac, Dennis, Charlie e Deandra, sorella di Dennis, a cui si unisce dalla seconda stagione in avanti Danny DeVito nella parte di Frank, padre non biologico di Dennis e Deandra. Fin dal suo episodio pilota, costato poco meno di 200 dollari, la serie spinge l’’acceleratore, ridefinendo costantemente i limiti di ciò che si può mostrare in tv e spostando sempre più su l’’asticella del buon gusto.

I protagonisti sembrano non avere nessuna coscienza, nessun interesse per il prossimo, mirando sempre al proprio tornaconto; inutile dire che i loro piani saranno sempre infranti dalla loro ingordigia, in modalità sempre originali ed esilaranti. Dennis è un narcisista incallito, ossessionato dai suoi addominali; sua sorella Deandra è volgare e ignorante; Mac, per quanto sia cattolico praticante, è egoista e cinico; Charlie è completamente folle e schizoide e Frank è sempre invischiato in cattivi giri, pronto a trascinare il gruppo nelle sue pessime imprese. Provate a nominare qualsiasi vezzo o difetto che l’essere umano possa aver coltivato nel corso dei millenni. Loro ce l’hanno: violenti, misogini, approfittatori, alcolizzati. Ed assolutamente irresistibili. Intorno a loro, un’’universo di personaggi borderline, dall’’ex prete Matthew “Cricket” Mara rovinatosi dopo aver ceduto alle lusinghe di Deandra, riducendosi alla vita di strada, agli inquietanti e morbosi fratelli McPoyle, fino alla cameriera dei sogni di Charlie.

It’’s Always Sunny in Philadelphia celebra lo spirito dell’’America, distruggendolo e calpestandolo episodio dopo episodio: una serie veramente “politically uncorrect” che non risparmia il proprio umorismo anarchico neanche a temi impegnativi come aborto, droga, razzismo e quant’’altro non sia ancora stato dissacrato in televisione.