883 pezzali repetto

Zucchero Filato Nero – Mauro Repetto

Il più grande album brutto di tutti i tempi

È incredibile come il grande pubblico abbia sostanzialmente snobbato questo disco. Era il 1995, Zucchero Filato Nero, album solista di Mauro Repetto, “il biondino degli 883”, quello che si dimenava ballando nei live e nei video, ma sostanzialmente non faceva nulla.

“Nulla” mica tanto. Perché il buon Mauro, oltre a ballare meglio di Billy Ballo e Thom Yorke messi insieme, è l’autore dei primi testi della band, quello che ha impresso alle liriche degli 883 un vero senso, niente a che vedere con le sdolcinate poetiche pezzaliane degli occhiali spessi e dei banchi della scuola. Repetto era autore protagonista di scritture a cavallo fra la sociologia e la ninfomania, cose come S’Inkazza (“questa casa non è un albergo…”, e quale adolescente non ha mai udito questa frase?) oppure ancora Con un deca e la splendida Weekend, fotografia in negativo del fine settimana di quei tempi con le partite in radiolina, il giro in corso “a guardare le ragazze degli altri” e alla sera i gol in tele a Novantesimo Minuto. Poi il secondo album, con Rotta per casa di Dio e Sei un mito che la generazione cresciuta a cassettine e Festivalbar hanno incorniciato tra le esperienze di vita della tarda adolescenza, e soprattutto Come mai, che sta al pop italiano di quei tempi come Wonderwall degli Oasis sta al brit pop.

Mauro lascia gli 883 dopo il secondo album, sentendosi a disagio con il crescente successo, non capendo di esserne il principale artefice. Prima di andarsene, regala a Pezzali alcune delle canzoni più belle del suo periodo seguente, come la toccante Se tornerai di cui risulta coautore. Scappa perché vuole fare un film. Va prima in America e poi a Parigi. Sbaglia, sperpera, fallisce. Leggende metropolitane narrano di lui dentro al corpo del pupazzo di Pippo a Eurodisney e si alimentano con dilagante viralità. In mezzo a tutto questo, nel 1995 esce il suo disco solista. Ecco, parliamone. Il disco solista di Mauro Repetto.

MauroRepetto-Zuccherofilatonero

Preso da un punto di vista strettamente musicale, è quasi certamente il disco più brutto che sentirete nella vostra vita. Rime sballate, strutture ritmiche inesistenti, armonie che non stanno in piedi e un unico, grande concept: le donne, quelle tanto volute e mai avute, protagoniste sin dal titolo con quello Zucchero Filato Nero che non si presta a misinterpretazioni. Album prodotto (per riconoscenza) da Claudio Cecchetto. Un disastro. Capitolo chiuso? Nemmeno per idea.

Perché se prendiamo questo album come concept sul sesso e sul successo, e su quanto male si possa fallire dopo essere giunti al top, il lavoro assume un’altra connotazione. È un’opera d’arte sul fallimento e sul crollo (lavorativo, umano, sociale) di una persona di spettacolo che non riesce nemmeno più a rimorchiare perché nessuno ricorda più chi sia. È il grado zero del cantautorato italiano, il più grande album brutto di tutti i tempi, scritto dal Syd Barrett del Ticino. Per inciso, la vocalist si chiama Francesca Tourè e di lì a poco diventerà la voce dei Delta V. Pure talent scout.

Noi lo ricordiamo così. Ad imperitura memoria. Dicendogli grazie.

“…non mi guardi neanche se fuori dall’aula vicino a te dico apposta ad alta voce ero negli 883..” (Ma mi caghi)