Victoria Beckham, Mel C, Emma Bunton, Geri Halliwell and Mel B from The Spice Girls (Photo by Jeff Kravitz/FilmMagic)

1997: il più grande anno nella storia della musica

Un'affermazione che non vi trova per niente d'accordo

Sono sicuro che nessuno di voi è d’accordo con quanto annunciato nel titolo, ma sono altrettanto sicuro del fatto che tutti quanti lo sarete quando avrete finito di leggere questo articolo. Ok, procediamo con ordine.

L’anno inizia con l’uscita di Homework, album di debutto dei Daft Punk e capostipite del “French touch movement”. Robbie Williams, destatosi dallo sbandamento post Take That, riprende in mano la sua vita e ne cambia il corso con la pubblicazione di Angels. Nel frattempo, un piccolo punk californiano di nome Billie Joe Armstrong, regala al mondo Good Riddance (Time of Your Life). E’ anche l’anno di Natalie Imbruglia e della sua Torn… che però scopro solo ora non essere sua ma bensì dei “grandissimi” Ednaswap. La versione originale è disgustosa.

Il 1997 decreta ufficialmente il successo globale delle Spice Girls quando il loro primo album, proprio a febbraio di quell’anno, viene distribuito in tutto il mondo; inizia l’era del “Girl Power”. Inizia anche l’era della bubblegum dance dove gli Aqua la faranno da padroni assoluti. Come on Barbie. Let’s go party! Se poi vogliamo dirla tutta, inizia pure l’era di Shania Twain, bel donnino canadese, che dà alle stampe Come On Over, un album che venderà 40 milioni di copie.

I Prodigy esplodono come fenomeno mondiale e i Blur pubblicano il singolo Song n.2, brano dedicato a Cobain e impresso nei ricordi di una generazione come colonna sonora del videogioco Fifa. Brian Molko regala ai suoi Placebo il successo grazie al suo look ambiguo e androgino da novello Bowie. I Radiohead escono con l’album Ok Computer che, tecnicamente, è il terzo album della band; praticamente, invece, è uno degli album più importanti che siano mai stati prodotti.

Questo glorioso anno non ci ha regalato solo preziose conferme ma anche piacevoli novità: dalla fredda Islanda arriva il suono unico degli Sigur Ros. Dalla calda Jacksonville, invece, arriva il suono potente di quella che da lì a poco diventerà la gallina dalle uova d’oro del nu-metal mondiale: i Limp Bizkit. Altresì, la terra d’Albione ci regala due band che riscuoteranno un grandissimo successo negli anni a seguire: Stereophonics e Travis. L’Inghilterra quell’anno ci regala anche tre parole che non sono sole, cuore e amore ma Truly Madly Deeply. Poi, se vogliamo dirla tutta, il 1997 è un annus mirabilis anche per la nostra penisola in quanto vede l’esordio discografico di una delle migliori band mai emerse dallo stivale: i Subsonica.

Provate voi a scrivere un grande disco con Kate Moss che gira nuda per casa tutto il tempo e Johnny Deep che ti prepara una pista di coca ogni quaranta minuti. Sono sicuro che il risultato non sarebbe un granché. Noel Gallagher è riuscito a tirare fuori da questa situazione Be Here Now, il terzo album degli Oasis, atteso come la seconda venuta di Cristo. Il più grande inno alla cocaina che sia mai stato scritto. All’interno del disco c’è una canzone che ha 100 sovraincisioni di chitarra. Cento! E’ un album esagerato a partire dalla copertina fino ad arrivare alle vendite (650 mila copie nella prima settimana di pubblicazione). Verrà ricordato come il peggior album della band di Manchester ma, a distanza di anni, e contestualizzando la sua genesi, lo trovo un disco spettacolare.

Ci penso e ci ripenso, ma per quanto mi possa sforzare non ricordo camminate più epiche. Credo che quando Achille si avvicinò alle mura di Troia per sfidare Ettore non avesse un passo figo quanto Richard Ashcroft nel video di Bitter Sweet Symphony.

Anche la morte, purtroppo, conferisce importanza a questo anno. Alle 00.45 del 9 marzo qualcuno esplode quattro colpi di pistola e qualcuno se li prende tutti; quel qualcuno era Notorious B.I.G. Questa morte segna la fine di una faida che aveva toccato l’apice a settembre dell’anno precedente con l’omicidio di quello che molti considerano il più grande rapper di ogni tempo: Tupac Amaru Shakur. Questa, purtroppo, non è la sola morte ad aver sconvolto il ’97; infatti, credo non passi giorno senza che qualcuno nel mondo si chieda cosa avrebbe potuto fare Jeff Buckley se non fosse morto affogato quel maledetto 29 maggio tra le acque del Wolf River.

Insomma, nel 1997 ci sono stati i dodici mesi più grandi della storia della musica e se ancora non ne siete convinti, beh… trovate un altro anno dove una band che si chiama Chumbawamba riesce ad arrivare ai vertici delle classifiche di tutto il mondo.