aiutami hope

Aiutami Hope

Uno dei nuclei fondanti della comedy tradizionale, quella rassicurante e dall’happy end garantito a fine episodio, è da ritrovare nell’ambito famigliare. Fin dai tempi della Famiglia Brady, i nostri trascorsi telefilmici hanno conosciuto numerose compagini di mogli, mariti e figli alle prese con i piccoli e grandi problemi della vita, spesso diventando emanazioni dirette delle nostre reali famiglie.

Il mezzo seriale è però molto cambiato da allora e, complice il quasi totale abbandono del modello “multi-camera” alla Otto sotto un tetto, i nuovi autori di comedy hanno puntato con forza sulla famiglia disfunzionale: i principali sdoganatori sono stati ovviamente I Simpson, ma la voglia di raccontare parentadi dai pessimi metodi educativi e genitori dai comportamenti peggiori di quelli dei figli ha presto contagiato molte produzioni. Una delle migliori di questi anni è Aiutami Hope.

Per gli appassionati, basterebbe nominare il suo creatore Greg Garcia per correre a guardare questa serie. Per chi non lo sapesse, l’autore originario di Arlington County, Virginia è famoso per la esilarante My Name Is Earl, comedy su uno spiantato perditempo che decide di cambiare vita e seguire la legge del karma dopo aver perso un biglietto vincente della lotteria, venendo investito da un’auto: Aiutami Hope segue da vicino lo stile narrativo di “Earl”, mettendo in scena le disavventure della famiglia Chance il cui loro unico figlio, Jimmy, riesce a sconvolgere le loro vite per una sveltina con una ragazza appena conosciuta, Lucy. Si dà il caso che la giovane fosse una serial killer ricercata da tempo, come Lucy rivela a Jimmy sette mesi dopo, aggiungendo un piccolo particolare: da quella sveltina è in arrivo una bimba, Hope. Con Lucy finita sulla sedia elettrica, la custodia della piccola va a Jimmy che si ritrova padre a 24 anni, ribaltando così la sua visione della vita.

La famiglia del ragazzo, composta dai genitori Virginia e Burt e dalla nonna Maw Maw, già in una situazione economica non piacevole, deve fronteggiare questa rivoluzione con ogni mezzo, provocando le conseguenze più disastrose. Il titolo originale della serie (Raising Hope) rivela un duplice intento: la venuta della bimba nelle loro vite è un improvvisato tentativo di rinascita per una famiglia allo sbando, con i genitori di Jimmy impegnati a complicare la vita al figlio piuttosto che ad aiutarlo ed una nonna che vive più nel passato che nel presente, spesso confondendo i due piani temporali e creando imbarazzi a non finire.

Con la precedente serie di Greg Garcia, Aiutami Hope condivide, in diversi episodi, attori e riferimenti, tanto da far pensare che le due produzioni si svolgano nello stesso spazio narrativo. Con “Earl” condivide anche il medesimo universo sociale, ossia quello della “lower class”, gente dalle maniere rozze e sempliciotte che vive di espedienti: l’autore ci comunica ironicamente che sono loro ad avere oggi ereditato i valori dell’America più pura di cuore, proprio quelli che prima appartenevano alla Famiglia Brady. Così pura da non comprendere che quella ragazza con cui stai per fare sesso ha ucciso tutti i suoi ex-fidanzati