nicolas cage il nemico invisibile

Il nemico invisibile – Paul Schrader

Evan Lake (Nicholas Cage) è un agente veterano della CIA che si ritrova improvvisamente ai ferri corti con l'organizzazione a cui ha dedicato tutta la sua vita e che ora lo sta spingendo a un pensionamento anticipato. Quando il suo giovane protetto Milton Schultz (Anton Yelchin) trova le prove che il vecchio nemico di Lake, il jihadista Muhammad Banir (Alexander Karim) potrebbe essere ancora vivo, Lake si ribella, decidendo di imbarcarsi in una missione intercontinentale per eliminare il suo vecchio nemico.

Facendo un piccolo sforzo di immaginazione, non eccessivamente impegnativo, il nuovo film di Nicolas Cage diretto da Paul Schrader, già regista di American Gigolò, può apparire come una metafora perfetta dello stato attuale della salute creativa del vecchio cinema d'azione americano ai giorni nostri. E qui Nicolas Cage è il vecchio cinema d'azione. Malato, innanzitutto, e con un destino segnato. Ma anche superato, tradito, battuto al botteghino da quell'industria “a cui ha dedicato tutta la sua vita e che ora lo sta spingendo a un pensionamento anticipato”, che a conti fatti può benissimo essere la nuova ondata del superomismo filmico americano.

nicolas cage paul schrader il nemico invisibile

In forze solo quando si tratta di lottare contro un nemico per il ritrovamento di un proprio pubblico, Cage combatte un nemico, l’arabo “cattivo” di turno Alexander Karim, che stereotipato in negativo (nel senso che è tutto l'opposto di ciò che lascerebbe presupporre il luogo comune dei terroristi, pur tuttavia rimanendo banale) potrebbe con buona approssimazione essere un certo cinema europeo di qualità. E proprio come quel tipo di cinema lì lui è vecchio, stanco, non particolarmente pericoloso e in grado di far paura ormai soltanto a chi in passato ha cercato di imporre l’americanismo come unica arma più potente e avanzata da usare per progredire nell'evoluzione culturale.

La CIA del film è “ovviamente” la Marvel. L'azienda storica che ha sempre lavorato in segreto, ma mai forte, potente e popolare come oggi. Fondamentalmente il guaio principale contro cui il protagonista deve scontrarsi per ottenere la sua micidiale e scialba vendetta. Il punto in comune tra le due dimensioni può essere la scrittura semplice che fa muovere degli stereotipi, stra-triti e ritriti, in un contesto che nessuno degli addetti all'inventiva creativa si sforza di spolverare anche un minimo. Tuttavia se i Marvel movie hanno dalla loro il background fumettistico indipendente di ogni personaggio, che rende un po’ di spessore alla struttura, il film di Schrader muore su se stesso accartocciandosi su eventi poco credibili e ideali pop che non favoriscono per niente la sospensione dell’incredulità di chi guarda.

A conti fatti quindi il “nemico invisibile” è più “immaginario”, laddove il pericolo concreto per il protagonista non è più in qualcosa contro cui lui ha da sempre lottato, ma piuttosto si cela nell'atto stesso di contrastarlo. Il nemico di Cage è la voglia di Cage di continuare, azione che gli impedisce di capire che in realtà il vero pericolo sta in ciò che, al posto suo, ha afferrato le redini del racconto popolare contemporaneo per eccellenza.

In una scena, a metà film, viene urlato al protagonista ““finirà quando sarai morto!””. E noi, auspicando un rinnovamento della qualità della narrazione nel cinema americano, speriamo sia davvero così.

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