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Run All Night – Una notte per sopravvivere – Jaume Collet-Serra

Jimmy Conlon nel suo passato di killer professionista ha ucciso una quantità tale di persone da vivere con un rimorso difficile da gestire, portato agli stremi dal senso di colpa per avere abbandonato il figlio Mike. Quando quest’’ultimo assiste involontariamente a un omicidio commesso dal figlio del temibile boss Maguire, diventa la preda del boss stesso, che vuole uccidere Mike per farlo tacere. Ecco che Jimmy si sente allora in dovere di intervenire per metterlo in salvo e per cercare di recuperare un rapporto con il figlio, a cui non parla da moltissimi anni.

Il genere di cui Run All Night vorrebbe essere rappresentate è il thriller-d’’azione-poliziesco, ma dal calderone di possibilità che questa miscela potrebbe offrire non estrae che una serie di discutibili cliché: c’’è il detective che dà la caccia al criminale da venticinque anni (ma lo saluta quando lo trova al bar perché gli mancano ancora le prove), c’’è il padre gangster coi rimorsi per non aver allevato il figlio, c’’è il figlio scemo del gangster cattivo, c’’è la vendetta da portare a termine a ogni costo, ma le cui motivazioni quasi non vengono spiegate allo spettatore, c’è il flashback con le immagini al passato evocate da una voce al presente, come se si trattasse del finale di un episodio de La signora in giallo o di Detective Conan, in cui il colpevole è stato smascherato in un salotto davanti agli altri ospiti. C’’è poi, cosa che lascia perplesso anche lo spettatore meno critico, il gangster buono che spara due colpi al gangster cattivo, per poi sentirsi in colpa e accoglierlo tra le sue braccia aspettando che il corpo di colui che voleva far la pelle al figlio smetta di vivere.

Run All Night - Una notte per sopravvivere

Il film non assimila le possibilità del genere, le lascia latenti senza esplorarle e cercare di rinnovarle, non prova neanche un po’’ ad andare oltre la superficie. Ne risentono di sicuro alcune trovate originali, che si collocano soprattutto nelle sequenze adrenaliniche; gli episodi più thriller, invece, fanno un uso intenso e spregiudicato del montaggio alternato, ripiegando su se stesse fino a collassare e diventare prevedibili e scontate.

Run All Night non è un film poi così brillante: visivamente ricalca troppo le atmosfere ipersature alla C.S.I e usa jump cut fastidiosi e ingiustificati che fanno perdere il filo; la storia non si caratterizza di certo per l’’originalità e mette in scena il caro vecchio mondo dei gangster che cercano la vendetta; i dialoghi sono spesso imbarazzanti e sospesi a mezz’’aria, sono incaricati di portare avanti la storia e di spiegare e spiegare e spiegare ancora; creano minuti vuoti, che se in linea teorica vorrebbero fare da controparte alle scene più d’’azione, in realtà finiscono per scavare una voragine in cui il thriller psicologico non riesce a emergere e gli aspetti più drammatici iniziano invece a sprofondare.

Da quando il panorama delle produzioni audiovisive si è arricchito di serie televisive di qualità eccellente il cinema ha dovuto rinnovarsi, o perlomeno porsi delle domande circa le modalità per differenziarsi dai prodotti che lo spettatore è ormai abituato a consumare quasi quotidianamente dal televisore di casa propria. Run All Night – Una notte per sopravvivere non riesce a dare e a dire quell’’in più che è richiesto oggi a un thriller distribuito al cinema. Si esce dalla sala con la sensazione di aver visto un possibile episodio di un telefilm, peraltro mediocre, che guardare in Tv non avrebbe fatto alcuna differenza.