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Giovanni Segantini. Magia della luce – Christian Labhart

Con Giovanni Segantini. Magia della luce il regista svizzero Christian Labhart confeziona un film documentario il cui pregio maggiore risiede nella scelta di accompagnare lo spettatore all’interno del mondo costruito dal pittore di origine trentina. Uno sguardo che segue Segantini (1858-1899) fianco a fianco, evitando volutamente narrazioni troppo orientate in senso retrospettivo. Si spiega così l’assenza voluta di interventi critici o testimonianze chiamate a commentare la sua pittura. Due le uniche voci narranti fuori campo: lo stesso artista, attraverso i suoi numerosi scritti e diari, nella voce di Teco Celio – Bruno Ganz nella versione originale tedesca – e Graziella Rossi a leggere un testo della scrittrice Asta Scheib.

Si entra così nel percorso di un artista sensibile, la cui vita è segnata dal lutto per la troppo precoce perdita della madre, e l’irrequietezza che lo porterà – con la numerosa famiglia al seguito – dalla Milano che si apre all’industria e una tappa intermedia in Brianza, fino alle amate montagne della Svizzera. Tappe queste che Labhart sceglie di raccontare per forti contrasti visivi, accostando le poche ingiallite fotografie d’epoca al consistente materiale girato al giorno d’oggi. Per cui, più che rimettere in gioco gli ambienti vissuti da Segantini, compare stridente la Milano dei grattacieli moderni, la Stazione Centrale e le autostrade che entrano ed escono dalla metropoli attuale.

Solo la montagna, col suo silenzio e quella luce pura filtrata dalle nuvole basse, sembra allontanarsi meno rispetto a ciò che aveva davanti agli occhi l’artista. Ed è fra le cime innevate che Segantini si recherà a dipingere, mettendo in campo luce e colore, certo, ma anche uno sguardo appassionato, sociale e socialista, nell’osservare i gesti più umili e quotidiani della vita fra le valli. Filamenti di pennellate, accostamenti fra colori complementari, mostrano da vicino la tecnica divisionista del pittore, ma più che approfondire gli aspetti più prettamente artistici, il racconto mira a restituire l’approccio di Segantini al lavoro, l’amore per la moglie Bice, i contatti col critico e mercante Vittore Grubicy, in un costante rimando fra dubbi interiori, sofferenza economica e piccole aperture all’ottimismo.

Tutto mira a un rapporto emozionale, di condivisione più che di approfondimento storico-critico, e in questo il documentario riesce nell’intento. D’altra parte, come scriveva lo stesso Segantini nei Diari, “L’arte che lascia indifferente l’osservatore non ha ragione di essere”.

GIOVANNI SEGANTINI – magia della luce – Trailer italiano from Lab 80 film on Vimeo.