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Exodus: Dei e Re – Ridley Scott

Con le immagini in Techicolor e VistaVision del più demilliano dei film di Cecil B. De Mille, I Dieci Comandamenti (1956), che ancora bruciano dietro gli occhi, arriva dall'America il nuovo film di Ridley Scott tratto dal libro dell'Esodo: Exodus: Dei e Re.

1300 a.C., per i leader egiziani le giornate scorrono discutendo di strategie economiche mangiando uva, per il popolo ebraico, ridotto in schiavitù, nel fango innalzando piramidi. Il Principe Mosè è esiliato dal fratellastro e novello Faraone Ramses II, a causa delle sue origini ebraiche. Dopo un lungo errare, Mosè stabilitosi nei pressi del monte Sinai, troverà l’amore e Dio, rappresentato come un bambino di 10 anni con la testa rasata, che gli ordinerà di tornare in Egitto per liberare Israele.

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La pellicola sembra essere una sintesi del cinema di Ridley Scott. A differenza di Darren Aronofsky che contamina il biblico Noah con il suo stile visionario e autoriale, il maggiore dei fratelli Scott (che dedica la pellicola al compianto fratello Tony), è decisamente un regista dalla maggiore ispirazione commerciale, spesso a prescindere dalle storie che racconta. La sua traduzione in linguaggio cinematografico del testo di partenza non fa altro che riproporci la collaudata formula già vista nei suoi film storici post Gladiatore: ricostruzioni monumentali, spettacolari scene di battaglia, respiro epico e dialoghi retorici.

I tempi dei Duellanti, straordinario esordio, sono lontani. Non sono più i personaggi e chi li interpreta a dare colore alla storia. Il conflitto tra Mosè e Ramses, rispettivamente interpretati da Christian Bale e dal muscolare Joel Edgerton (da vedere nel bellissimo Animal Kingdom), è narrato in modo piatto e superficiale, come se non fossero giudicati dal regista, accettati così come sono. Il resto degli interpreti hanno meno carisma dei figuranti dell'Aida.

Coraggiosa la scelta dello script, passato tra le mani di nomi illustri quali i fratelli Coen e Steven Zaillian (Schindler's list), di mettere in secondo piano l'analisi religiosa a favore di un realismo storico, un punto di vista moderno per raccontare una vecchia storia che conosciamo tutti. A tratti il film pare così un contemporaneo dramma politico con Mosè rappresentato come un coraggioso generale (non come il profeta d'Israele) mentre il potere di Dio si manifesta sotto la maschera di un’anomala ribellione della natura. È evidente come in Exodus l'impatto estetico conti più di quello espressivo, è sufficiente l’epica ad attrarre lo spettatore. Di bassa forza drammatica è invece lo score di Alberto Inglesia stracolmo di sonorità indigene.

Di paglia per fare il suo cinema Ridley Scott l'ha sempre avuta e non credo che nessuno gliela toglierà mai. Lo spettacolo c'è e il pubblico è (più volte) impressionato ma Exodus: Dei e Re è lontanissimo dall'essere indimenticabile.