el boton de nacar

El botón de nácar – Patricio Guzmán

Patricio Guzmán è uno dei più grandi documentaristi contemporanei, ed è un eterno umanista. Dopo aver esordito nel 1971 con The First Year, un documentario sul governo Allende, è stato imprigionato sotto il regime di Pinochet. Appena libero dirige i tre splendidi lavori storiografici Battaglia del Cile, Il caso Pinochet e Salvador Allende. Poi arriva Nostalgia de la Luz, opera enorme sull’immagine e la percezione, la Storia e la memoria. Dalla luce all’acqua il passo è breve. El botón de nácar inizia parlando di acqua intesa come vita, come elemento determinante e indispensabile alla stessa, fino a renderla specchio di memoria.

L’acqua così diventa l’elemento che nasconde questo passato e proprio da li bisogna partire per farli venire in superficie. Le immagini diventano il luogo di proiezione di tutto ciò che è sommerso. Da cui emergono storie e persone, embrioni e scheletri, come urla. Del popolo indigeno della Patagonia pitturato perché pensava di diventare costellazione dopo la morte. Dei prigionieri politici torturati e uccisi durante la dittatura, muti perché pensavano che per la libertà non fosse necessaria la morte. Dove tutto era sepolto in questo Paese con le sue 2670 miglia di costa, tra crosta terrestre, vulcani, ghiacciai, montagne. Un paesaggio quasi soprannaturale. Ricostruito dentro una stanza, con del cartone disegnato e dipinto. La forma del Cile con intorno teli azzurri, l’acqua appunto. Volti e parole che quasi non esistono più, archeologie d’umanità.

Tutto diventa devastante, quasi straziante. Le storie si susseguono, si inseguono. L’acqua come morte. Quel bottone che fu il primo simbolo di civiltà (e forse l’inizio della fine) in quello spazio così remoto è l’ultimo testimone sommerso di vite straziate e spezzate. El botón de nácar non è solo una testimonianza forte della necessità di far riemergere gli orrori del passato per superarli, ma è un atto purissimo di resistenza umana per togliere la morte dall’acqua per farla tornare fonte di vita e futuro. Specchio dei nostri pensieri, delle nostre speranze, della nostra libertà.

El botón de nácar è quella goccia d’acqua incastonata in un cristallo nel mezzo di un deserto (con cui si apre il film), è l’ineluttabilità della memoria che come un coltello riapre un ferita, è un atto d’amore smisurato verso l’esistere. È un film splendido, che togli il fiato e che regala altre gocce, di lacrime. Un film da vivere.