dark-night-tim-sutton

Dark Night

Le vite di chi ha preso parte al Massacro di Aurora raccontate da Tim Sutton

La città di Aurora, in Colorado, divenne famosa nella notte tra il 19 e il 20 luglio 2012 quando lo studente ventiquattrenne James Holmes compì un massacro uccidendo dodici persone e ferendone cinquantotto in un cinema durante la proiezione de Il Cavaliere oscuro-Il ritorno  di Christopher Nolan. In Dark Night, Tim Sutton esplora la vicenda cercando un punto di vista inedito rispetto ai canoni cinematografici e narrativi contemporanei, per fare luce sui protagonisti di una vicenda oscura come sulla follia omicida di chi imbraccia un fucile per sparare sulla folla.

coverlg

Ci sono due inquadrature estremamente significative che rappresentano il senso film: una è la prospettiva a volo d’uccello che osserva Aurora con lo sguardo austero di chi ha creato il mondo, l’altra è la sorta di carrellata data dalla navigazione su Google Streetview tra le vie deserte della città. Sono due piani che funzionano come una sorta di dichiarazione d’intenti. Tim Sutton fa lo sforzo di andare oltre la superficie, l’approccio cronachistico, la trasformazione di vite vere in marionette per il cinema. Si piazza piuttosto dentro le vicende e da qui le esamina con approccio quasi scientifico, senza dare giudizi e senza richiederne allo spettatore. Quello che Sutton trova è un’America vuota e immobile, un’America dimenticata, fatta di vite che si incrociano senza mai toccarsi, di solitudini stratificate nel tempo, fatta da uno Stato che non c’è e che è rimpiazzato da grandi magazzini e grandi parcheggi vuoti. In quest’America tenere un fucile in mano diventa un modo come un altro per reagire alla propria solitudine.

dark_night_temnaya_noch_2

 

Sparare non è che una folle, drammatica conseguenza, non solo possibile, ma addirittura inevitabile. Tim Sutton fa la scelta radicale (e coerente per tutto il film) di cogliere la vita nelle pause tra un evento e l’altro. Servendosi di una drammaturgia disorientante, una struttura narrativa caratterizzata da ritmi lenti, suggerisce che tutti potrebbero essere le vittime, tutti potrebbero essere il carnefice. Per questo Dark Night non è un film sul massacro di Aurora: è un film sulle vite allo stesso tempo insignificanti e pregne di senso degli esseri umani che ne hanno preso parte e che vengono sacralizzare nella loro irrilevanza, indipendentemente dai meriti e dalle colpe di ciascuno.