Foto ©Emanuele Passarelli

Mostro si nasce o si diventa?

Les Moustaches alle origini di Shakespeare con Il Giovane Riccardo

Riccardo III è, forse, l’unico personaggio shakespeariano a portare sul corpo tracce indelebili e visibili di follia. Non ha bisogno di maschere che nascondano l’invidia, il desiderio di vendetta e la bramosia di potere e che non lascino trapelare la vera tragedia dell’uomo, cioè la perdita degli affetti. Consapevole del suo orribile aspetto e della mostruosità delle sue pulsioni interne, agisce senza esitazione tessendo ragnatele letali nelle quali le vittime prescelte non hanno scampo.

La sua realtà più profonda è svelata al lettore/spettatore fin dal monologo iniziale:

Io, che son privo di ogni bella proporzione, […] deforme, incompiuto, spinto prima del tempo in questo mondo che respira, finito a metà, e così storpio che i cani mi abbaiano quando passo zoppicando accanto a loro, ebbene io, […] non ho altro piacere per passare il tempo se non quello di spiare la mia ombra nel sole e commentare la mia deformità. E perciò, non potendo essere un amante per trascorrere questi bei giorni in piacevoli colloqui, sono deciso a mostrarmi malvagio.

— William Shakespeare Riccardo III (Atto I, scena I)

Foto di scena ©Emanuele Passarelli

Foto di scena ©Rosanna Scotto

Ma dove ha origine questa follia? Liberamente ispirato all’opera shakespeariana, Il giovane Riccardo della compagnia lombarda Les Moustaches – che ha debuttato al Teatro Studio Uno di Roma (anche co-produttore) lo scorso gennaio – sembra interrogarsi a tal proposito. La scelta – da parte della giovanissima realtà formatasi nel 2012 a Fara Gera d’Adda in provincia di Bergamo – di raccontare gli anni giovanili del personaggio shakespeariano, sottende l’intuizione di andare a ricercare il germe della follia nell’adolescenza di Riccardo e, ancor prima, nel suo rapporto con la madre anaffettiva.

Foto ©Emanuele Passarelli

Foto di scena ©Rosanna Scotto

La fredda e risoluta Elisabetta (Alice Bertini) non esita infatti ad ammettere che non è stata mai capace di amare quel figlio deforme. Altresì, diviene impossibile anche un valido confronto con i suoi coetanei, che non gli risparmiano offese e umiliazioni: Edward (Loris Farina), ad esempio, col suo prepotente e compiaciuto disprezzo non fa che alimentarne la sete di vendetta:

Da oggi puoi chiamarmi amico, perché solo io ho avuto il coraggio di dirti la verità, non trovi mostro? Sbaglio, zoppetto? Forza rispondimi, asino.

La messinscena alterna efficacemente il piano del reale con inserti onirici, tradotti scenicamente attraverso l’uso di maschere indossate da tre personaggi/spettri: la vista è limitata all’uso di una sola lente, come a rappresentare l’impossibilità di un’apertura degli occhi che corrisponderebbe a una visione profonda del reale. Sono le tre “voci” che convivono nella mente del giovane Riccardo, le uniche a non lasciarlo mai solo, neanche il giorno del suo compleanno, quando tutti i convitati sembrano aver disertato il suo invito.

Foto di scena ©Emanuele Passarelli

Foto di scena ©Rosanna Scotto

È il corpo imperfetto del diciassettenne Riccardo – nell’efficace interpretazione di Alberto Fumagalli, anche drammaturgo e regista – a dominare la scena, una scena sospesa ai confini della distopia, che sembra infatti subire le influenze di visioni futuristiche e si nutre di chiari elementi cyberpunk, sin dagli originali costumi di Giulio Morini, rigorosamente di colore nero.

Nero come il petrolio, simbolo della corruttibilità e dell’avidità dei personaggi, e preziosa risorsa su cui il padre Edoardo, in fin di vita, ha creato un impero finanziario. Nero come i disegni di Riccardo bambino (torna alla mente il quadro tutto nero in Sterminio di Schwab), rievocati dalla madre Elisabetta nei suoi colloqui con Lord Hastings (Antonio Muro):

Da bambino disegnava tutto di nero, come il petrolio. Il mare, il sole e persino i miei ritratti erano neri. Un bambino gioioso.

E vischiosi come l’oro nero, i pensieri del giovane, al servizio di «dannose congetture», e le parole, intrise di «vaneggianti profezie e calunnie», riecheggiano sulla scena fino ad acquisire la stessa materialità dei personaggi e, come loro, sono incapaci a trasformarsi.

Foto di scena ©Emanuele Passarelli

Foto di scena ©Rosanna Scotto

Anche la compagna di scuola Lady Anna (Ludovica d’Auria), che agli occhi di Riccardo incarna un’immagine salvifica, quasi fosse l’unica in cui sopravviva ancora una bellezza interiore, arriva a disprezzarlo, sputando infine sul suo volto quello che si augura essere «un veleno mortale».

L’impianto drammaturgico, dunque, trova il suo punto di forza nel tentativo di ripensare il testo shakespeariano, contaminandolo con elementi narrativi originali e con un linguaggio moderno dagli apprezzabili echi elisabettiani che ricerca una propria autonomia. Una maggiore sperimentazione in tal senso e un maggior approfondimento delle tematiche proposte avrebbero certamente conferito allo spettacolo una connotazione stilistica più forte.

Foto di scena ©Emanuele Passarelli

Foto di scena ©Rosanna Scotto

Se la messinscena de Il giovane Riccardo sceglie di assegnare il primato alla parola, portavoce dell’interiorità dell’animo umano, lo fa tuttavia attraverso una costruzione narrativa che privilegia una segmentazione netta delle singole scene, poco efficace nell’infondere un ampio e necessario respiro al continuum drammatico.

Ne risente, in particolare, la risonanza empatica nello spettatore, soprattutto nella seconda ora dello spettacolo contraddistinta dal frettoloso riallaccio alla trama shakespeariana e, conseguentemente, dallo sbrigativo riattraversamento delle tappe narrative dell’originario Riccardo IIIimponendo così una chiusura drammaturgica definitiva che smussa l’incisività della riscrittura lasciando poco spazio a un’ulteriore ricerca scenica.

Ascolto consigliato

Teatro Studio Uno, Roma – 14 gennaio 2018

IL GIOVANE RICCARDO

di Alberto Fumagalli
regia Alberto Fumagalli, Tommaso Ferrero
con Alberto Fumagalli, Loris Farina, Antonio Muro, Alice Bertini, Ludovica D’Auria
costumi Giulio Morini
luci Marco D’Amelio
foto Emanuele Passarelli
produzione Les Moustaches e Teatro Studio Uno