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Cut and Paste – Oscar

Aveva solo qualche mese di vita Oscar Scheller, in arte Oscar, quando gli Oasis e i Blur portavano, a colpi di hit e concerti leggendari, al livello di massima espansione quel fenomeno meglio noto con il termine britpop, movimento che, oltre a inglobare la maggior parte delle band britanniche presenti nel panorama musicale di quegli anni, rappresentò il degno rivale dell'ondata grunge sviluppata negli Stati Uniti, in particolar modo a Seattle. Nonostante questo, però, il ventiquattrenne musicista inglese pare aver recepito bene la lezione, e sembra desideroso di portare avanti la tradizione.

Il suo disco d’esordio, Cut and Paste, infatti, è un “do it yourself album” che saccheggia a piene mani dal repertorio britannico anni Novanta, ma non solo. Le sonorità ricordano i Blur e gli Elastica in primis, ma è difficile non citare anche i Dandy Warhols, i Supergrass e i Travis. La voce baritonale, invece, è spesso stata accostata a quella di Morrissey o di Damon Albarn, anche se forse è più vicina a quella del nostro Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle. Se a tutto ciò aggiungiamo che la sua camminata nel videoclip Breaking My Phone ricorda quella di Richard Ashcroft in “Bitter Sweet Simphony”, possiamo concludere che il citazionismo è il marchio di fabbrica di questo lavoro d'esordio.

Ma questo tanto citare non dà l'impressione di ledere alla freschezza del disco. Il promettente cantante britannico, infatti, sembra aver assorbito una decade di musica e averla fatta convergere in uno stile tutto personale. I risultati di tale elaborazione sono dieci tracce di forte impatto e orecchiabili, caratterizzate da testi che, senza fronzoli e magari un po' di ridondanza, scandagliano i tipici aspetti e problemi che un giovane ventenne può trovarsi di fronte. Una scrittura ancora poco articolata che trova negli efficaci ritornelli il suo punto di forza.

Chitarre mai invadenti, tastiere e synth sono gli ingredienti utilizzati per portare a galla vicende sentimentali più o meno digerite (Fifteen, Beautiful Words), costruire inni di rimarcato ottimismo (Good Things, Gone Forever), o cercare un’isola felice all'interno del caos moderno (Breaking My Phone). Il tutto senza lasciarsi sfuggire bizzarri aneddoti sul cattivo funzionamento dell'auto-correttore durante l'invio di un sms (Daffodill Days).

In definitiva, questo Cut and Paste, nel suo alternare pura spensieratezza a momenti più riflessivi, rappresenta un ottimo esordio per il musicista, compositore e produttore Oscar. Prima o poi dovrà divincolarsi da alcune sonorità già sentite e risentite e cercare di sperimentare maggiormente, ma certamente il tempo è tutto dalla sua parte.