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Four-Legged Fortune – Green Like July

Per quanto la nostra città non offra molto, qualcuno è riuscito nell’arduo compito di sfondare i confini provinciali arrivando addirittura in Nebraska per registrare l’ultimo (e favoloso) disco in studio. Loro sono i Green Like July, alessandrini di nascita e pavesi d’adozione: Andrea voce e chitarra, Nicola basso e cori, Paolo (unico non alessandrino della band) batteria.

Il progetto nasce poco meno di una decina di anni fa, con l’intento di seguire/incanalarsi in quel filone neo folk intimista à la Bright Eyes. All’epoca probabilmente neanche loro si sarebbero aspettati di arrivare a registrare a Omaha, Nebraska nella culla di quel movimento e condividere gli strumenti, le idee, gli arrangiamenti e lo studio con alcuni di quei musicisti che sono stati parte della loro fonte di ispirazione. Scrivo “parte” perché sarebbe limitativo dire che i GLJ sono il gruppo fotocopia italiano di quel movimento, le ispirazioni (ascoltando anche i lavori precedenti) arrivano a pescare fino all’Inghilterra del signor Morrissey per tornare a cercare il filone aureo americano di padri fondatori come Dylan e The Band.

Tutto comincia dal viaggio, destinazione Omaha casa dei fratelli Mogis, un pezzo di Bright Eyes insomma. Qui i Green Like July suonano le loro canzoni che, di giorno in giorno vengono registrate da AJ & Co. con partecipazioni da parte di vari elementi di band locali quali Kacynna Tompsett dei Thunder Power, il pianista Matthew Amandus e (Udite! Udite!) Mike Mogis dei Bright Eyes alla pedal steel (in Jackson).

Il disco decolla dylaniante con l’organo hammond di Flying Scud per proseguire con la melodica No Light Will Shine On Me arrivando alla sua velocità di crociera prestabilita con Jackson uno dei pezzi migliori del disco. Già con questi tre brani i GLJ srotolano le loro intenzioni chiaramente: grandi aperture dal rock classico, una spruzzata di alt-country e melodie intimiste e brillanti, qualcosa di molto vecchio e profondamente nuovo allo stesso tempo, che in alcuni punti supera alcuni lavori nati dalle parti di Omaha.

Se tutto questo non bastasse il consiglio è quello di sentire il brano che più mi ha colpito nel disco: A Better Man, ottima sintesi del suono della band che potrete gustarvi su YouTube con il bel video di Olimpia Zagnoli che del disco ha curato anche la grafica (un’ultima parentesi: il suddetto video è arrivato anche sulla pagina online del New Yorker!). Non smentiscono ne deludono l’ottimo incipit (anche se siamo ormai in quello che una un tempo veniva chiamato lato B) la corale Hardly Thelma, le malinconiche Nothing Is Forever e A Perfect Match che accompagnano ad un finale degno di questo nome che si presenta sotto le spoglie di St. John Of The Cross.

Insomma, un disco meriterebbe che un posto di tutto rispetto nel catalogo Saddle Creek e che i Green Like July hanno affidato per il mercato italiano all’ottima Ghost Record (che negli ultimi anni sta regalando al pubblico italiano discrete soddisfazioni) e che spero sinceramente venga ascoltato, più o meno legalmente dal maggior numero di persone possibili.

Grazie


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