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So ’90s: This World and Body (1996) – Marion

Siamo a Manchester e precisamente a Macclesfield, forse ricordata quale cittadina in cui Ian Curtis, 30 anni fa, pose fine a se stesso e a i suoi tormenti.
E di tormenti anche i Marion ne hanno avuti molti nei loro anni arrivando allo scioglimento nel 2000 e una reunion dal 2006 al 2008.

Esordirono con quest'album subito acclamato e ‘Fallen Through’ lo apre a dovere non lasciando indifferenti. La voce di Jaime Harding è croce e delizia per la band, potrebbe ricordare il Bono Vox dei primi U2 per il modo di cantare ma anche Brett Anderson dei Suede per il modo di muoversi, un fare quasi ruffiano e ammiccante.

Poi c'è ‘Sleep’ e lì, dopo l'intro di chitarra di Phil Cunningham, dove non te l'aspetti, ti trovi un'armonica, quasi a spiazzare il preludio, quasi a stemperare il clima di emergenza creato prima. La voce è emotivamente trasportata in ogni parola e sospiro che produce, facendo sentire senza vergogna ciò che sente realmente, alcune volte rabbia adolescenziale, altre volte mali più profondi, melanconia che poi esplode in ira.

“I Stopped Dancing” alterna questi momenti mentre “Let's All Go Together” è abbastanza liberatoria, sa quasi di rivincita momentanea. “Toys For Boys” e “Time” sono singoli perfetti, sempre sul limite indefinito di malinconia e liberazione, arrivando alcune volte al prevalere di una delle due. ‘Your Body Lies’ è il momento più intimo in cui Jaime si libra in alto quasi a dispensare consigli che nemmeno lui ha mai seguito, ma le note toccano le corde giuste.

Avrebbero dovuto raccogliere molto di più, sono stati una promessa non mantenuta del brit pop, la miglior promessa non mantenuta.
Traditori.