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These People – Richard Ashcroft

L'ex leader dei Verve non attira più come prima

Ce la mette davvero tutta il caro Richard Ashcroft per continuare a cavalcare la cresta dell’onda, ma forse è giusto il momento di ammettere che non attira più come prima. L’ex leader dei The Verve, con la sua solita faccia scavata e l’aria da snob e apparente cattivo ragazzo, prova a sorprendere vecchi e nuovi fans con il suo ultimo album: These People. Il risultano però è un ibrido di brit-pop che non va da nessuna parte.

I tempi di Urban Hymns sono belli che andati e non tornano (se non a momenti) nelle note che “Mad Richard” fa uscire da questo disco. Molti speravano che i sei anni di pausa dal suo ultimo United Nations of Sound potessero esser stati utili per creare qualcosa che reggesse il peso dei suoi vecchi The Verve; ma senza cadere in inutili paragoni che spesso lasciano il tempo che trovano, si può fermamente asserire che una volta ascoltato l’album, lo si può riporre tra gli scaffali a prendere polvere.

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L’iniziale Out of my body è una prova di quanto appena detto: un mix di elettro-pop che resta ancorato al terreno e non si smuove neanche di un millimetro, nonostante il genere implichi di per sé una non staticità. E questo è un peccato perché la voce di Ashcroft emana sempre un fascino come poche. This is how it feels sembra voler ricalcare la piattezza della traccia d’apertura, un pezzo che pare quasi studiato come spot pubblicitario per il lancio di una nuova automobile. Dà invece una sensazione di movimento Hold on, ma basta davvero poco per scambiare questa traccia come una semplice hit estiva da ballare in spiaggia.

Il resto del disco viaggia su binari che per alcuni tratti (ma davvero pochi) ricordano il “vecchio” Ashcroft orfano della sua storica band: canzoni in stile ballad-rock che si assomigliano un po’ tutte, tracce che offrono poco sotto l’aspetto del sound, ma che per lo meno si lasciano ascoltare. Se probabilmente con These People Ashcroft sarà riuscito a tirar verso di sé qualche nuovo seguace, è certo che parecchi dei suoi estimatori ai tempi del già citato Urban Hymns sono belli che andati. Ci può anche riprovare (e si è certi che accadrà), ma se i presupposti sono quelli ascoltati in questo lavoro allora forse è meglio lasciar perdere.

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