Wild-Nothing-Life-Of-Pause

Life of Pause – Wild Nothing

Arriva (finalmente, bisogna dire) il terzo album di Jack Tatum nella sua versione Wild Nothing, a quattro anni dall’onirico capolavoro che fu “Nocturne”, il disco che lo ha consacrato pienamente tra le stelle del firmamento neo-shoegaze. Dopo un non esattamente esaltante EP, “An Empty Estate” (2013), un esercizio di stile non esattamente necessario che sostanzialmente rovistava negli scaffali del progetto Wild Nothing recuperando gli episodi più giocosi e meno coerenti del lavoro iniziato con “Gemini” e finito, appunto, con “Nocturne”, oggi Tatum ci propone la sua nuova visione, Life of Pause, un conglomerato di shoegaze e novitá che certamente farà storcere qualche naso ma che – diciamolo subito, a mo’ di disclaimer – ha pregio di non risultare scontato, e di offrici numerosi spunti di interesse.

Lanciato dalle due canzoni più “nocturne” contenute nel disco, che sono TV Queen e To Know You, pubblicate in un video congiunto, questo terzo lavoro si distanzia abbastanza dai primi due – fortunatamente, anche dall’EP – e lascia intravvedere l’inizio di un percorso nuovo nella vita di Tatum/Wild Nothing, che si allontana un poco dal passato e sembra mirare a cavalcare quel revival culturale dei ’90 che già vediamo nel proliferare di giacche colorate e vestiti larghi tipo Jazzy Jeff (ricordate il migliore amico del Principe di Bel Air?) e che si sta rapidamente installando come la moda hipster urbana del momento.

Certo, Tatum si lancia in questo filone a modo suo, distaccandosi nettamente dall’odierno electro/indie che gioca con l’hip hop, al contrario ammiccando sfacciatamente al pop melodico attraverso l’esperimento di unire lo shoegaze ’80 con melodie che ricordano molto il brit pop dei ’90 e in particolare quello britannico che si nascondeva dietro a Noel Gallagher e Damon Albarn. Il risultato è incompiuto, va detto, ma molto stuzzicante.

L’album si apre con Reichpop, una suite in pieno stile Wild Nothing dove Tatum destruttura la forma canzone per fare spazio ad una progressione di suoni costruiti attorno ad una marimba (sì, la stessa della suoneria del vostro iPhone…) suonata da John Ericsson, che poi sarebbe il John di Pete, Bjorn e John, produttore dell’album. Da qui si procede come in un viaggio, che oltre alle già citate include la bellissima A Woman’s Wisdom e porta alla title track Life of Pause. Questa funge come una sorta di ponte, e porta a quell’esperimento di brit pop revival che caratterizza la seconda parte dell’album, a partire da Adore (il cui ritornello è talmente melodico da ricordare i Blur di Universal suonati lo-fi) sino alla traccia finale, Love Underneath My Thumb, che se chiudete gli occhi e ve la immaginate suonata dagli Shed Seven, beh, farete davvero poca fatica.

Shakerate il tutto, metteteci un set barocco e kitsch – quello della copertina, creato appositamente per l’occasione e disegnato da Tatum in persona – e servite freddo: il risultato è un’interessantissima opera incompiuta, un bellissimo disco di passaggio che lascia intravvedere l’evoluzione di quello che sarà, come un processo di work in progress di cui ci viene svelata, moggi, solo una parte. La speranza è che, un po’ come “Gemini” fu l’antipasto di “Nocturne”, con quella “Paradise” che resta probabilmente irripetibile, questo “A Life Of Pause” sia il preludio a qualcos’altro. Speriamo di non aspettare altri quattro anni per scoprirlo.