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Sono invecchiato di colpo – Dino Fumaretto

Dino fumaretto torna a inquietare i vostri orecchi, signori. Ma da camera sua, sissignori. Perché Dino Fumaretto lo conosce solo Elia Billoni, che ne è interprete unico, dal lontano 2005. In questo disturbo dissociativo della personalità si celano fantastiche storie. Mentre Dino, agorafobico e timido compositore/cantautore scrive, Elia prende in mano i suoi pezzi e li porta in giro per l'Italia, apportando qualche piccola modifica ai testi, “evidenziandone i lati sarcastici e alleggerendoli un po'”.

La poetica di Fumaretto è pop e distorta allo stesso tempo, in un modo di scrivere che messo in forno e cotto un po’ è anche Dada. Dissacrante e fuori dagli schemi. Difficile anche trovare delle vere e proprie influenze o dei rimandi nelle sue creazioni. Tra arrangiamenti pianistici filo-branduardiani e frasi cantate e archi a mo’ di Battiato, le canzoni scorrono in un mood quasi barocco, con un piano percosso violentemente e suonato dalzellante (della serie: fosse un clavicembalo andrebbe bene uguale), e gli altri strumenti al servizio.

Questa è proprio una delle differenze tra Sono invecchiato di colpo e i precedenti lavori di Fumaretto: rispetto al precedente album e i primi Ep non rimane solo, lui, con il suo stage piano. Al servizio ha dei musicisti, una band. Batteria, violini, trombe, trombette, kazoo e theremin da scooby-doo. Qualcosa di necessario, mi vien da dire, per riuscire a rinnovare/rinnovarsi, sfruttare al meglio i propri arrangiamenti, e godere di un sostegno ritmico finora tutto sul groppone delle armonie pianistiche del buon Dino.

Il tutto è ovviamente ancora incentrato sulla voce, sul piano e sul suo personaggio, ma rispetto ai vecchi lavori è il contorno che fa la differenza, e permette di levigare a piacere la schizofrenia del piano suonato in maniera quasi conservatoristica. Mente spostata e Il nuovo che avanza (dove si consumano anche attimi Bluvertigo, vedi sax sovrapposti in multitracce a apertura vocale del ritornello) mi ricordano incessantemente un altro battitore libero della musica italiana indipendente, Yuri Beretta, frontman dei Genialando Minimamente e perla di qualità milanese. Non solo nelle canzoni, si vive questa somiglianza, ma anche nel modo di esibirsi dal vivo, e nella creazione di un (e nel caso di Beretta, di dei) personaggi(o) grazie ai quali esprimersi, in uno panorama di, in entrambi i casi, squisito teatro-canzone. Influenze o mondi paralleli?

I concerti di Fumaretto sono infatti incentrati sull'intrattenimento, sul teatro e la teatralità. Fatto che gli frutta la vittoria del “Premio Isabelle D’Este” nel 2010. E questo mondo traspare anche nei pezzi, che vanno narrando storie sghembe, con una forte interpretazione vocale, al di là del cantato. Rituffandoci sulla tracklist del’l’album troviamo alla quattro Tu sei Pazza, che nell'intro che poi diventa ritornello della canzone si presenterebbe bene come un’‘ottima colonna sonora per film. Il piano in questo caso delinea melodie che ricordano Yan Tiersen, e le sue musiche per Ameliè. Già, me lo sento una musica del genere nella colonna sonora di quel film.

Ascoltando Sono invecchiato di colpo si rimane colpiti da una serie di cose. Una di sicuro è la facilità nello sfornare melodie complesse ma orecchiabili, con un gusto veramente d‘altri tempi. Un'altra la follia di questo personaggio e del suo cantautorato sui generis, il suo modo di porsi, suonare, cantare ed esistere. Poi ci sono i testi, quelli sono proprio strani. Malati, distorti, psichedelici ma pop. Sembrano scritti da dei bambini colti e drogati. Ma queste cose d'altronde già le si sapeva, o almeno voi, che già lo conoscevate (forse) lo sapevate. Facendo un lavoro di ascolto a ritroso si può dire che la parabola dell'artista è crescente, diversi punti vanno a suo favore per il futuro. Fumaretto è riuscito con questo lavoro a mantenere la vena creativa dei precedenti sfruttando appieno il contenuto grazie alle migliorie apportate all’apparato strumentale. Dino, se non è vino, di sicuro non sta invecchiando, ma crescendo.