bari graffiti

Bari Graffiti – Martina Di Tommaso

Essere un writer significa “vedere la città in un modo diverso”, “leggerla in maniera nuova, capire la bellezza di alcuni angoli” e – a pensarci bene – chi, dopo questo documentario non vedrà Bari sotto un’altra ottica? Bari Graffiti, diretto da Martina Di Tommaso e prodotto dall’associazione VRoots, girato per le strade del capoluogo pugliese, attraversa la storia dell’arte urbana dall’inizio degli anni Novanta ad oggi; dai primi esperimenti abusivi sui muri di periferia al dibattito sull’assegnazione di muri da parte del comune per legalizzare il graffitismo barese. Tra interviste ai padri dell’arte urbana locale, a volti noti, figure istituzionali e gente comune, emerge la possibilità di fare il punto sullo stato della street art, riscoprendo un passato relativamente vicino – ma sconosciuto ai non addetti ai lavori – e interrogativi sul futuro di un’arte che, dalla disobbedienza delle periferie, raggiunge, di anno in anno, traguardi istituzionali sempre più importanti.

Trentacinque minuti di approfondimento in viaggio tra muri e vagoni colpiti da quella che Nico Mudù definisce un’“arte selvaggia”; interviste a storici street artist baresi che ci illuminano sul percorso che, dalla staticità del muro, porta al sogno di ogni writer: il treno. Uno sguardo incuriosito sull’intera linea delle ferrovie Apulo-Lucane colpita, in ogni suo vagone, con una maniacalità seriale; un’opera che vive nell’eco mitica della metropolitana newyorkese grazie al ponte che ospita l’arrivo dei treni nella stazione centrale del capoluogo pugliese.

Il treno come vero spazio creativo, l’attacco alle vetture delle Ferrovie dello Stato, un vagone, “quello giusto”, che potrebbe attraversare tutta Italia e portare l’opera dipinta da Bari a Milano attraversando l’intera penisola. Un’idea di dinamismo che il muro non consente, un dialogo in codice con quanta più gente possibile. La messa a punto di piani precisi ed efficaci per aggirare la sorveglianza, una gestualità veloce e iper-percettiva, abituata ad essere messa a frutto nel buio dell’illegalità. Strategie che hanno permesso, fino a pochi anni fa, di vedere le carrozze delle ferrovie Apulo-Lucane, interamente colorate, sfrecciare tra i campi di Puglia e Basilicata fino all’inevitabile campagna di “pulizia” e “ordine” che ha riportato i treni alla loro forma, impersonale e linda, sui binari che collegano Bari a Matera.

Il documentario è stato presentato ieri, 19 giugno, in anteprima assoluta durante ENZITETO REAL ESTATE – A colorful escape to the suburbs, evento di lancio della sturt-up Pigment Workroom, atelier serigrafico e laboratorio di promozione per eventi d’arte urbana sul territorio barese. Un evento che ribadisce quanto la street art, in ogni sua forma, in primis quella legata al graffito, mantenga un suo legame col territorio fortissimo ma allo stesso tempo contenga un linguaggio universalmente codificabile che il mezzo documentaristico riesce ad esaltare. Dallo storico Style Wars, al recente passaggio alla regia dei writers napoletani Cyop&Kaf, fino al folgorante Art War che racconta le rivolte di piazza Tahrir tramite l’attività di artisti di strada locali, il documentario rimane, negli anni, la lente perfetta per attraversare i binari su cui si muovono questi movimenti artistici.

Bari Graffiti riesce a raccontare e trasmette, anche a chi poco o nulla conosce dell’arte urbana, un desiderio di indagare e guardare ogni muro della propria città sotto un’altra ottica: di creazione e trasformazione, dove il colore regna sovrano.