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Alaska – Claudio Cupellini

Fausto (Elio Germano) e Nadine (Astrid Bergès Frisbey) non hanno radici, non hanno neanche un posto dove sentirsi a casa. Si conoscono per caso, sul tetto di un albergo a Parigi, fragili, soli e ossessionati da un’idea di felicità che sembra irraggiungibile. Fausto è italiano ma vive a Parigi, lavorando come cameriere in un grande albergo, Nadine invece è una giovane francese, e possiede la bellezza commovente dei suoi 20 anni. Dalla capitale francese, dove nasce il loro amore, la vita li porterà a Milano, la città in cui Nadine lavorerà come modella e Fausto tenterà la fortuna. Il destino avrà in serbo non pochi ostacoli e sorprese per questo amore; in due, continueranno a incontrarsi, a perdersi, a soffrire ed amarsi per scoprire, alla fine, che tutte queste avventure erano solo una parte del loro grande amore.

È una storia lunga cinque anni, una sorta di staffetta emotiva che li vedrà continuamente avvicinarsi ed allontanarsi, durante la quale entrambi conosceranno, in momenti diversi, gli abissi più neri della disperazione e le vette più alte dell’affermazione sociale. La forza di questa storia è che si tratta di molto di più di una tradizionale storia d’amore: non c’è un giudizio, non c’è una morale prefabbricata, c’è la vicinanza, lo sguardo colmo di empatia nei confronti di chi persegue con tenacia un obiettivo. La storia è inserita in un contesto europeo, dinamico, dove i fatti della vita portano gli esseri umani a continui spostamenti sia geografici sia esistenziali.

La lingua parlata nel film è principalmente l’italiano ma, nonostante questo, c’è lo spazio per delineare un tessuto linguistico complesso (francese, inglese, arabo), donando un’aria e un respiro internazionale all’opera, rendendola un tentativo riuscito di cinema italiano ad ampio respiro. La passione incontenibile dei due e il loro amore puro traspare bene dallo schermo, così come traspare bene uno dei tanti altri temi del film: lo sradicamento, la necessità di combattere, soli in un mondo crudelmente ostile, la battaglia della vita, diventando una grande, epica storia romantica.

Elio Germano si trova perfettamente a suo agio, tenero e cattivo allo stesso tempo, sprezzante e amorevole, recitando per una buona metà con un ottimo francese e Astrid Bergès Frisbey è una sorpresa positiva. Il racconto fa di Elio Germano un bell’eroe moderno, imperfetto e fragile, al quale affiancare un personaggio femminile ugualmente al passo coi tempi. È chiaro che non si tratta di una storia banale, piena zeppa com’è di eventi, tragici e sconvolgenti, e quindi la scrittura doveva per forza di cose essere articolata e complessa, cosa che porta il film ad una lunghezza forse eccessiva, in cui di alcune parti forse si poteva fare a meno. Ma il film risulta coinvolgente, a tratti commuove, sorprende e lascia di sasso.