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Legend – Brian Helgeland

Il premio Oscar Brian Helgeland (L.A. Confidential, Mystic River) e Working Title (La teoria del tutto) presentano la vera storia dell’ascesa e della caduta dei famigerati gangster londinesi Reggie e Ronnie Kray, in una straordinaria doppia interpretazione dell’attore Tom Hardy. Insieme, i gemelli Kray conquistarono la città di Londra. Tuttavia il loro legame e il loro impero vennero minati da violente lotte di potere e da una donna, in un crescendo di follia. Legend è un classico noir, un gangster – movie, che racconta la storia segreta degli anni Sessanta e gli eventi straordinari che hanno favorito l’egemonia criminale dei gemelli Kray, in cui Frances (Emily Browning), moglie di Reggie, diventa la voce narrante della storia.

I due fratelli criminali fanno parte di Londra e del suo folklore. Sono diventati una leggenda. Sono i protagonisti di una quantità di storie, in cui sono raccontati come due gangster psicotici o al contrario come moderni Robin Hood. Intorno ai due fratelli, durante la loro prigionia, è cresciuta una sottocultura che comprende decine di libri sulla loro vita. Fra questi troviamo The Profession of Violence, scritto da John Pearson, un giornalista che li aveva conosciuti personalmente, da cui è tratto il film. Il versatile talento di Tom Hardy, nel doppio ruolo dei fratelli Kray, è stato lo stratagemma unico in grado di esprimere il rapporto che esisteva tra i due fratelli: il risultato è stato quello di due silhouette completamente diverse, che contraddistinguono i personaggi in modo semplice, lasciandogli la libertà di adeguarsi alle incredibili trasformazioni fisiche. È già di culto la rissa in famiglia fra i due, sospesa fra ironia, rispetto per le ossa dell’altro e una violenza brutale. Inoltre risulta interessante la contrapposizione fra i due corpi, quello pallido e fragile della minuta Frances e quello imponente del feroce Reggie, in una sorta di la Bella e la Bestia in salsa noir.

L’opera, in conclusione, si regge quasi interamente sull’interpretazione di Hardy, che ci regala due caratteri molto differenti tra loro: uno più esuberante, fuori dagli schemi, omosessuale quasi dichiarato, l’altro più sornione, più attento alle strategie economiche e alle alleanze criminali. Un’interpretazione maiuscola che cela una certa ordinarietà dell’impianto narrativo e visivo, con una ricostruzione degli anni Cinquanta e Sessanta forse un po’ troppo di “maniera”, ma non per questo fedele e originale. Un film godibile, comunque, che quasi sicuramente regalerà una nomination all’Oscar ad Hardy, punto decisamente di forza.