11 minut skolimowski

11 Minut – Jerzy Skolimowski

Nonostante i 77 anni, il regista polacco Jerzy Skolimovski (La ragazza del Bagno Publico, L'Australiano) gira con freschezza stilistica e senza risparmiarsi fisicamente, 11 Minut (suo quarto film in competizione a Venezia), riflessione sull'ineluttabilità del caso, il cinismo e l’eccesso di sorveglianza dell’epoca in cui viviamo. Dopo Essential Killing (2010), ecco un'altra produzione significativa, che dimostra come in Polonia si possano orchestrare operazioni da noi impensabili

L'incipit è quello giusto, da ghiacciarti il diaframma: immagini catturate dai numerosi occhi concessi dalla modernità (smartphone, tablet, web cam, telecamere di sicurezza) mostrano l'agitarsi senza senso, banali scene di vita privata, reazioni violente a un qualcosa per noi misterioso di gente qualunque senza niente da dire (che poi scopriremo essere i protagonisti del film). Qualcosa di terribile sta per accadere e nessuno sa cosa può essere.

11 Minut tra virtuosismi tecnici, piani ora lenti ora agitati, giocando con i concetti di tempo e spazio, segue gli stessi 11 minuti (dalle 17 alle 17 e 11) della vita di una moltitudine di uomini: un produttore che inscena un finto casting per potersi a letto una bionda mozzafiato, un venditore di hot dog, un marito geloso, una ragazza e il suo cane, una coppia intenta a guardare un porno, un corriere cocainomane, un anziano pittore, una squadra di pronto soccorso e un confuso studente.

Skolimowski traveste da film action alla Michael Mann una pellicola sovversiva come quelle di Michael Haneke che rinuncia alle parole, alla sceneggiatura, alle psicologie affidandosi solo al cinema e tutti i suoi trucchi per raccontare una visione nichilista della realtà. Il regista polacco ha una capacità unica nel controllare il caos ma proprio a causa del rigido schema narrativo messo in piedi, il film rischia di essere chiaro ed evidente nei suoi intenti già da subito, di essere troppo programmatico.

11 minut Skolimowski

Infatti, un difetto del film è quello di essere interamente devoto al suo finale: tutta la breve durata della pellicola, ogni azione dei personaggi, serva alla costruzione dell’ultima scena e in particolare dell’ultima apocalittica e ampliamente interpretabile inquadratura: che forse quel puntino nero sul nostro schermo non è soltanto un pixel morto? E quell'aereo nel cielo che ci cattura lo sguardo?

Tra musiche abrasive e montaggio frenetico, 11 Minut rimane un adrenalinico puzzle che suggestiona più che raccontare ma che rischia di perdere fascino e potenza alla seconda visione.

Grazie


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