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Go With Me – Daniel Alfredson

Una volta terminata la proiezione di Go With Me di Daniel Alfredson due domande non possono che sorgere spontanee ed evidenti: primo quesito: “Ma davvero nei boschi tra Stati Uniti e Canada vi sono associazioni simil mafiose che controllano mercato delle droghe e della prostituzione?” e (soprattutto) secondo quesito: “Ma in un posto così dimenticato da Dio che senso ha lottare tanto?”

Infatti in Go With Me assistiamo a Lillian, giovane ragazza che da Seattle si è da poco trasferita nella sua città natale, venire perseguitata da Blackway, un vero e proprio “tipaccio poco raccomandabile”. Lillian chiede aiuto dallo sceriffo locale che però si mostra restio, anzi per meglio dire impaurito e le consiglia di andare a una vicina segheria. Qui fa la conoscenza di un anziano taglialegna, interpretato da Anthony Hopkins, e dal suo aiutante Nate, un marcantonio affetto da balbuzie e non propriamente “rapido di mente”. Ecco allora che questo bizzarro terzetto (che stereotipando potremmo descrivere come il vecchio, la ragazza e lo scemo) si mette sulle tracce di Blackway che nel prosieguo del film veniamo a sapere essere a capo di un’organizzazione criminale, dedito allo spaccio e alla prostituzione.

go with me hopkins

Daniel Alfredson, che mette in piedi questa vicenda molto nord-americana (il film è pieno zeppo di pick-up, taglialegna e tavole calde), tenta di rendere i boschi al confine con il Canada una sorta di “antro degli orchi”, dove per l’’appunto “l’’orco” della storia, ovvero Blackway, si va a rifugiare durante “la caccia” finale.

Il film presenta numerosi difetti, come una prima parte lentissima a carburare, almeno fino a quando, come da tradizione, non si assestano “qualche sonoro sganassone” (con tanto di scena-madre di una stecca da biliardo spaccata sulla schiena) e dove ci si chiede il perché, con una temperatura vicina allo zero, pochissime attrattive e una sorta di “padrino locale” che tutto controlla e per di più la minaccia pesantemente, Lillian non se ne vada da qualche altra parte. Eppure, nella logica del film Lillian vuol rimanere perché quella è la sua terra natale e perché “sono già scappata troppe volte in vita mia, è ora di finirla”.

Dunque si può certo evincere anche da questa battuta che, seppur con qualche spunto pregevole soprattutto nella parte thrilling, Go With Me è un film di fattura mediocre, nobilitato sì dall’’aura scenica di Hopkins ma che non ha molto da offrire. A meno che non siate iper-fan dei giubbotti a scacchi imbottiti, dello sciroppo d’acero versato su ogni cosa e del caffè nero allungato accompagnato da sfrigolante lardo fritto.