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Remember – Atom Egoyan

“Ich errinere mich” in tedesco vuol dire ““Io mi ricord”o”. E proprio sulla memoria e sulla costruzione di essa basandosi sulla menzogna ruota il film di Atom Egoyan Remember. Si tratta di una storia descritta con immane delicatezza da Egoyan, con momenti molto intimi, anche drammatici ma che talvolta scivolano nel comico.

Christopher Plummer interpeta Zev, un reduce dal campo di concentramento di Auschwitz, ormai quasi novantenne. Mentre è ricoverato in ospedale fa la conoscenza di Max, anch’’egli reduce dal campo di sterminio. Qui, dopo che l’’amata moglie Ruth l’ha lasciato, giura a Max di trovare l’assassino che ha sterminato le sue famiglie. Qui inizia un road-movie in cui vediamo questo pluriottuagenario viaggiare in lungo e in largo per l’’America e una parte del Canada alla ricerca del proprio aguzzino, la guardia SS Rudy Kurlander.

remember egoyan poster

Egoyan, attraverso una narrazione molto asciutta, non si perde nel cliché dell’’“America vista dalla strada”, bensì scava sempre più a fondo nella storia personale di Zev. Zev soffre di demenza senile e spesso “non si ricorda più chi sia”: allora tiene in tasca, una meravigliosa trovata scenica, una lettera scritta da Max in cui gli ricorda la sua missione, trovare ed uccidere l’’ex SS (una “missione” che ricorda quella trainante di This Must Be the Place di Sorrentino ma trattata con tutto un altro stile).

Ma dicevamo prima come questo sia un film sulla memoria e sulla costruzione di essa a partire da una menzogna. Spesso durante il racconto infatti assistiamo a buffi quanto drammatici travisamenti d’età, a menzogne che generano tragiche conseguenze. Una delle scene infatti più ricche di pathos è quella nella quale troviamo il vecchio Zed alle prese con il presunto figlio di Kurlander, un poliziotto interpretato da Dean Norris, il quale è stato imbevuto dal padre dell’’ideologia nazista. In una casa piena zeppa di cimeli risalenti all’’epoca del Terzo Reich, una volta appurato che “quel Kurlander non è il Kurlander giusto” Zev tenta di scappare ma viene bloccato dal figlio che, una volta scoperto la sua origine ebrea, lo minaccia pesantemente. La vicenda avrà un tragico epilogo.

Ma d’’altronde Zev, il cui nome in ebraico significa “lupo”, ha una missione da compiere: non tanto uccidere un nazista quanto venire a patti con la propria memoria. Da ricordare una battuta topica del film: “Ad un sopravvissuto non dovrebbe piacere Wagner” fa “quel” Rudy Kurlander a Zed, che gli risponde: “La musica non si può odiare”. Parimenti del resto alla memoria che nonostante tutto, non si riesce a cancellare: come un marchio sul braccio, magari fatto da sé.