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Tsili – Amos Gitai

L’ultimo lavoro di Amos Gitai si concentra su Tsili una ragazza ebrea che per fuggire da una delle tante retate dei soldati nazisti, scappa perdendosi in un bosco fittissimo e apparentemente senza uscita. Dopo essere sopravvissuta nutrendosi di piante e con la continua ansia dell’inseguimento, si imbatte in un altro fuggiasco di nome Marek. Nasce un rapporto di condivisione del dolore, ma anche delle speranze, tra i due fino a quando Marek fugge per cercare cibo e notizie; da li non farà più ritorno. Lei torna sola, la perdiamo addirittura anche noi spettatori, fino a quando nel finale ritrova tutte le altre vittime della Shoah pronti per fuggire.

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Amos Gitai racconta la storia della sopravvissuta Tsili costruendo un lungometraggio denso di idee. Tre atti esposti ad una macchina da presa quasi sempre fissa. Un pedinamento continuo in cui la musica si stratifica e disperde le immagini quasi sempre “impallate” fino al campo lungo dell’ospedale. La guerra finisce, Tsili e altri profughi, ricominciano a vivere su una spiaggia, accompagnati da un violino. A chiudere il tutto immagini d’’archivio dell’’istituto yiddish di New York. Fotogrammi che sembrano distantissime di bambini, scolari, ragazzi un attimo prima del male metafisico del nazismo.

A un anno dal precedente Ana Arabia Gitai gira un altro bellissimo film sui luoghi che diventano punto di partenza di una intima resistenza umana, quando politica. Uno spazio che diventa poetico nel suo continuo rimbalzo tra leggeri simbolismi ed ellissi storiche quanto filmiche; un opera personalissima, oscura ed affascinante. Un altro gioiello, da vedere soprattutto pensando a quelle zone, sempre più martoriate nell’’ultima attualità.