War now – Teatro Sotterraneo Silis

War now! – Teatro Sotterraneo | Valters Sīlis

“Nooo… e io che credevo di venire a teatro tranquilla. Ora, pensavo, si spengono le luci e invece…”. Risponde così uno degli spettatori al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia e nel frattempo War now! è già iniziato: con le luci riaccese sulla platea e con Matteo Angius (Accademia degli Artefatti), Sara Bonaventura e Claudio Cirri (Teatro Sotterraneo) che scendono in mezzo al pubblico e lo bombardano di domande a bruciapelo.

Non ci sono certezze, non c’è una consolatoria distanza tra un “noi” e un “loro”. “Avresti premuto il grilletto contro Mussolini?”, “C’è un Paese che ti sta veramente sul cazzo?”, “Ti senti europea?”. L’interrogatorio sembra caricato da mortaretti futuristi che deflagrano in un instant war game in cui ci sentiamo pesci fuor d’acqua. D’altronde la Terza Guerra Mondiale è ora! Per gioco? Neanche questa domanda ha una risposta sicura e sembra che il punto esclamativo dello spettacolo le faccia franare il terreno sotto i piedi.

La regia del giovane lettone Valters Sīlis e di Teatro Sotterraneo (collettivo toscano in residenza presso l’Associazione Teatrale Pistoiese), insieme alla scrittura di Daniele Villa, immagina un “Prima”, un “Durante” e un “Dopo” conflitto atomico mondiale (sollecitati dal centenario della Grande Guerra e da una proposta del Festival di Santarcangelo, che collabora nella produzione dello spettacolo).

Il tavolo della diplomazia, cui alcuni di noi partecipano salendo sul palcoscenico, fallisce, perché non c’è dialogo. Il risvolto machiavellico dell’arte di trattare sulla scena mostra l’altra faccia, quella di sconosciuti silenziosi. Gli anfibi neri, i pantaloni chiari e la polo bianca dei tre attori lasciano allora il posto a tute nere militari, mitra e maschera antigas: è il tempo del Durante e del buio in sala.

Un collage di scene belliche, un assemblaggio per accumulo su un teatro di guerra che, sì, non ci mostra nulla di nuovo, ma a inquietare non è tanto il “cosa” bensì il “come”. Violenze, dettagli splatter, urla, mitra puntati: una sorta di lungo piano sequenza che se da un lato sembra incedere nell’ovvietà e nei parossismi dei war movie americani, dall’altro – e forse proprio per questo – ne denuncia l’affastellamento anestetizzante in cui tutto è equiparato su uno stesso piano tecnico mono-tono.

In questo maniera allora il Dopo non è che un’ulteriore provocazione, in cui tornano anche i toni sarcastici e grotteschi del Prima (nonché l’abbigliamento iniziale). È giunto infine il tempo di ripartire e lo si fa dalla cultura: l’inaugurazione di un sinistro e cinico Teatro Vittoria, con tanto di taglio del nastro e commemorazioni arlecchinesche, in cui i “colori” sono solamente sfumature di grigio. È la Guerra – ora! – ad esser confezionata come un ready-made. Una Guerra cui siamo ormai indifferenti e che viene rimessa provocatoriamente in scena, in modo lucidamente ludico, per tentare di sottrarla alla banalità: a noi infine la responsabilità di scegliere se contemplarla o coglierla attraverso uno sguardo altro.

Piccolo Teatro Mauro Bolognini, Pistoia – 16 novembre 2014