Foto ©Salvo Bilotti

Tutti cantano Color Fest – Parte II

Risposte e conferme della V edizione del festival calabrese

Palinsesto simile nella struttura, ma totalmente al maschile per la seconda giornata del 5 agosto caratterizzata innanzitutto dalla presenza di un ospite eccezionale e amatissimo quale Dario Brunori. In compagnia della Brunoris Sas, infiamma il pubblico dell’Abbazia lametina che non si pente nemmeno un attimo di essere accorso da ogni parte per ascoltarlo, cantare a squarciagola le sue canzoni ed immortalare ogni istante. Torna nella sua terra Brunori per omaggiare una rassegna che ha sempre sostenuto ed appoggiato con il suo ultimo e pluripremiato album, con le canzoni storiche che fanno ancora innamorare i fans di ogni tempo, con la sua ironia, la folle saggezza ed un cinico, ma costruttivo senso di realtà.

«Mai come stasera a casa tutto bene» – così il cantautore di Guardia Piemontese inizia il suo concerto regalando tra una battuta e l’altra alcuni brani di A casa tutto bene come La verità, La vita liquida, Lamezia Milano e Colpo di pistola, spaccati di vita quotidiana intrisi di umanità, dalla più vera ed autentica a quella negativa e che spaventa. L’uomo nero, Diego e io, Il costume da torero, Sabato Bestiale e Don Abbondio continuano la serie di personaggi e tipi umani brunoniani, mentre la meta canzone Canzone contro la paura esalta il ruolo della musica che ci ricorda sempre come e chi siamo e Secondo me è un invito a non isolarsi, ma a condividere il proprio pensiero e a crescere con il confronto. Due ore intense di musica non tralasciano gli album del passato con Kurt Cobain, Le quattro volte e Arrivederci tristezza di Vol.3 Il cammino di Santiago in Taxi (2014), con il fascino di Rosa di Vol.2 Poveri Cristi (2011) e con Guardia ’82 ed Italian dandy dell’album Vol. 1 (2009).

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Scaletta ordinaria, ma talento straordinario e i riflettori si accendono sui One Dimensional Man diretti dal poliedrico Pierpaolo Capovilla, insieme a Francesco Valente alla batteria e Carlo Veneziano alla chitarra. La band, attiva dal 1996, ha pubblicato a gennaio di quest’anno il suo album Plastic Age, sancendo in 8 brani il suo ritorno sulla scena in grande stile, e al Color Fest ha espresso la sua potenza musicale e il consolidato fascino riproponendo brani importanti del proprio repertorio e pezzi nuovi.

Si parte da Guts, Marianne, Your Wine e Best Friend dell’album omonimo One Dimensional Man del 1997, si prosegue con Tom, Little baby, Annalisa!, Louis e 1000 doses of love! tratti da 1000 Doses of love (2000) ed ancora con I can’t find anyone, You Kill MeNo North, This Man in Me, Saint Roy e Broken Bones Waltz ripresi da You kill me (2010). Non risparmiano certo le energie e riscaldano l’atmosfera della parte conclusiva della serata, sia sfiorando l’album Take me away (2004) con Tell Me Marie; A better man (2011) con Face On Breast e un po’ l’album The Box (2010) che riprende i primi quattro album, sia regalando il piacere di alcuni brani nuovi come Free Speech, You Don’t Exist e Molotov.

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La rassegna lametina si mostra abbastanza speculare nelle due giornate, così accanto ai big un forte interesse è rivolto anche a tre band giovanissime, ma già molto seguite e particolari per i diversi registri musicali: CanovaGomma ed Aquarama.

Matteo Mobrici, Fabio Brando, Federico Laidlaw e Gabriele Prina da Milano arrivano fino in Calabria per portare tutta la bellezza del loro album d’esordio Avete ragione tutti, un titolo tanto promettente, quanto ironicamente rassicurante che accontenta un po’ tutti. Occhi attenti, scarpe allacciate per saltare meglio e voce schiarita per cantare e si può cominciare. L’amore apre il cerchio con Aziz e Manzarek, bissata sul finale, ma va via presto per lasciare il posto a qualcosa di più indefinito La felicità. Un omaggio a Jovanotti e alla sua Chissà se stai dormendo interrompe per poco il momento canoviano, ma si ritorna subito all’album con Expo, Brexit e il pibe d’oro Maradona.

C’è tanta voglia di buona musica perciò si continua con i ritmi più riflessivi e movimentati di Vita sociale, con Portovenere, La festa e Threesome, ultima canzone pubblicata dalla band e non inserita nell’album sulla libertà sessuale e la necessità di godersi la vita in modo immediato.

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Stile e genere totalmente differente per Gomma, la band campana di Matteo, Giovanni, Ilaria e Paolo, venuta fuori un po’ dal nulla che ha già riscosso molto successo nei suoi tour. Circondato soprattutto da un pubblico giovane alle prese con i dilemmi dell’adolescenza e i suoi mille interrogativi, il quartetto ha trovato nel Color Fest una positiva occasione d’incontro e scambio per presentare il primo album Toska.

Sin dal titolo russo abbastanza significativo mostrano l’impostazione della loro musica dalle sonorità emo – punk e nelle canzoni Sottovuoto, Le scarpe di Beethoven, Tocka, Alice capisce, Alessandro ed Elefanti evidenziano il problema del disagio generazionale, dell’irrequietezza e dell’inquietudine. La musica è comunicazione di stati d’animo e modi d’essere intimi e per la band Gomma questo album vuol essere proprio il gridare la sensazione dello star male e della difficoltà di individuarne la causa, anche se ciò può attirare critiche o non essere condiviso.

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Un vento più fresco e spensierato fatto di melodie semplici tra power pop e world music ravviva il festival lametino grazie alla band fiorentina Aquarama. Nata da un progetto del polistrumentista Dario Bracaloni e del batterista e visual artist Guglielmo Torelli, essa propone al Color Fest l’album d’esordio Riva, un viaggio musicale che colpisce per i ritmi tropicali e sudamericani e l’internazionalità, e fa apprezzare e scoprire brani come Seaplanes , Holy Day, Africa, Coral Riva e Seventeen.

Il leit motiv territorio e musica ritorna con la band pop rock catanzarese Skelters e con Ivan Talarico. Giuseppe Russo, Domenico Martinis, Luigi Longo ed Emanuele Russo con la presenza al festival lametino hanno aggiunto un altro tassello ad un anno di grande soddisfazione e, tra emozione e gioia, hanno presentato l’album Rivoluzione 9 facendo ascoltare alcuni brani come Eroe, Londra, Anima, Kamikaze e Siamo.

La velocità di note e parole, la bravura e i paradossi linguistici di Ivan Talarico riportano invece agli anni settanta e al teatro canzone di Luporini e Gaber, recuperando un genere artistico musicale e teatrale che andrebbe preservato, riconosciuto e maggiormente tutelato.

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Il Color fest 2017 non è stato, però, solo musica d’autore, ma anche cultura a 360 gradi con i reading Memorie sulla strada del ritorno di Francesco Cangemi e Giuseppe Bottino e Parola a peso di Autori Appesi, con le esposizioni di Roberto Gentili e Gianluca Gallo ed i dj-set a cura di Fabio NirtaDaniele Giustra e Dj Ango Unchained.

Non sono mancati i momenti ricreativi ed interrattivi e di socialità, lo spazio per gli stands per promuovere la musica, dai 45 giri famosi agli album degli ospiti invitati, e quelli per la commercializzazione di magliette e gadgets ed importante è stata anche la presenza dello staff di Radio Città Stereo che ha seguito senza sosta e con qualche difficoltà le dirette dell’appuntamento lametino.

Concludiamo questo resoconto ritornando alla domanda che ci eravamo posti prima di partire ossia «cosa dovrebbe spingere un divoratore medio di cd, amante di concerti e buona musica a percorrere chilometri per venire al sud e scegliere senza esitazione il Color Fest?».

Beh, la nostra risposta l’abbiamo trovata nell’unico modo possibile ossia essendoci, vivendo i due giorni e partecipandovi e l’abbiamo sintetizzata in un’espressione semplice, ma adeguata «perché è un festival di buona qualità».

È stata un’edizione che ci ha convinto, anche migliore rispetto alla precedente, che ha battuto un record con se stessa e ha dimostrato che si può sempre crescere e trasformare i difetti in qualità, ottimizzando le aree e le risorse a disposizione e aumentando il livello di gradimento, per il resto bisogna sempre ricordare che potranno dirvi il massimo bene del peggio e viceversa ogni male sul meglio, ma gli unici occhi a dover giudicare saranno e dovranno essere sempre i vostri.