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Color Fest 2016: istantanee della IV edizione

Resistente ed esistente: così il direttore artistico Mirko Perri ha definito la IV edizione del Color Fest, tenutasi presso l’’Abbazia Benedettina di Lamezia Terme lo scorso 12 e 13 agosto tra concerti, libri e dj set, perché “questa è una realtà vera, che supera le resistenze, va avanti e rende felici e soddisfatti”.

La band calabrese indie wave Parkwave rompe il ghiaccio della prima giornata e regala emozioni con Blow in/out, Wave e Metropolitan dell’ep “Blow in/out” (2013) e “Arctic Summer”. In tour per promuovere il primo album “Better Than This” (2016), il quartetto propone Frames, Willy on the floor e Punch, e affascina con le melodie pop, funk e punk. Gli anni ’90’ esplodono nei ritmi noise-rock e taglienti del trio calabrese Mckenzie, Luke, Renato e Frank, autori del disco “Ep” (Mckenzie, La Lumaca Dischi, supervisione di Black Candy records, 2016), ma di sicuro per ironia ed ingenuità sorprende Scarda.


Scarda, photography ©Wladimiro Alcaro all rights reserved

Al secolo Nico Scardamaglio, diverte con l’’album “I piedi sul cruscotto”, uscito a dicembre 2014 per MK Records; esordisce con la divinità illuminata di Dio esiste, prosegue con Gina, Michele è matto, Serenata del muratore, e invita alla riflessione con Il suo bene e Io lo so. Concede la gioia di una canzone inedita, ma senza confessare il titolo; riporta al cinema con Smetto quando voglio, soundtrack del film dall’’omonimo titolo del regista Sydney Sibilia, e saluta con il goliardico Mario il precario, in cui tra gli echi dell’Inno d’’Italia vaneggia il mito del posto fisso. Dopo di lui Wrongonyou, pseudonimo del musicista romano Marco Zitelli, porta in scena il suo stile ambient e folk arricchito da molto pop americano ed emoziona con Tree, Rodeo, Killer e The Lake, in vista del primo album previsto per l’’autunno.


Wrongonyou, photography ©Color Fest 2016 all rights reserved

Tra pop e avanguardia, il progetto musicale audiovisivo, performativo di Davide Panizza e Walter Bidone, Pop-X, introduce a Lodo Guenzi, leader de Lo Stato Sociale, che da solo entusiasma con Abbiamo vinto la guerra, Quello che le donne dicono, Mi sono rotto il cazzo, Amore ai tempi dell’’ikea dell’’album “Turisti della democrazia” (2012); Io, te e Karl Marx, In due è amore, in tre è una festa e La musica non è una cosa seria de “L’’Italia peggiore (2014). Omaggia Enzo Jannacci con Vengo anch’io, no, tu no e duetta con Alberto Cazzola in CromosomiTuristi della democrazia”, 2012).


Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale, photography ©Wladimiro Alcaro all rights reserved

Ultimo ed acclamato ospite è Edoardo D’Erme in arte Calcutta, che con la sua aria visionaria e fragile incanta sin da Limonata, poi è la volta di Frosinone, Milano, Gaetano, Le barche, Albero, Del Verde e del bis di Cosa mi manchi a fare, tratte dal secondo album “Mainstream” pubblicato nel 2015 per Bomba Dischi. Ripercorre l’’album “Forse” (2012) con Cane, Pomezia, Amarena e I dinosauri, canta Fari dell’’EP “The Sabaudian Tape” (2013) e chiude con Oroscopo, già tormentone, composto con Ketra & Takagi.


Calcutta, photography ©Wladimiro Alcaro all rights reserved

Il 13 agosto si apre con la band brindisina elettro/rock Elektrojezus di Francesco Barletta, Angelo Simeone e Claudio Macchitella dalle soluzioni atipiche date da sintetizzatori digitali e analogici e drum machine digitali, e con la poesia in note del cantante Carmine Torchia che, insieme a Matteo Frullano e Matteo D’’Alessandro, strega con Territoriale, Col garofano e la spada, L’’amore è un atto politico, Anna lisa, Dio non è un santo, Il tuo stile dell’’album “Affetti con Note a Margine” (Private Stanze, 2015) e Nessun dio dell’’album “Mi pagano per guardare il cielo” (2008).


Carmine Torchia, photography ©Color Fest 2016 all rights reserved

Il corpo e gli oggetti diventano suono con Yosonu, progetto solista di Peppe Costa, che stupisce per l’’approccio originale alla musica: spontanea, spoglia da strutture, significati e strumenti musicali e sempre irripetibile. Le sonorità post punk, math e noise impazzano con i calabresi Captain Quentin, mentre il gruppo indie rock Officina della Camomilla irrompe con il nuovo disco “Palazzina Liberty”, una fusione di suoni internazionali passati e moderni e testi più sperimentali.


Yosonu, photography ©Maria Giada Rotundo all rights reserved

Super ospiti, però, sono gli storici Afterhours. Nell’’unica data in Calabria, Manuel Agnelli, Roberto Dell’’Era, Rodrigo D’’Erasmo, Xabier Iriondo, Stefano Pilia, Fabio Rondanini invadono il palco principale, davanti a un pubblico fitto, carico e di ogni età, per presentare il nuovo doppio album “Folfiri o Folfox ”(Universal Music, 2016). Grande dà il via, seguita da Ti cambia il sapore, Non voglio ritrovare il tuo nome, Se fossi il giudice, mentre il passato ritorna tra le altre con Ballata per la mia piccola iena e La vedova bianca (“Ballate per piccole iene”, 2005); con Padania e Costruire per distruggere (“Padania”, 2012); Quello che non c’’è e Varanasy baby (“Quello che non c’è”, 2002) e Non è per sempre (“Non è per sempre”, 1999). E nel ricordo di due serate straordinarie in cui “God is sound”, proprio come la scritta sulla maglietta di Manuel Agnelli, non si aspetta altro che il Color Fest 2017.


Manuel Agnelli, Afterhours, photography ©Beatrice Magno all rights reserved