TULLY (1)

Tully

Tully, la femminilità complessa di una Young Adult cresciuta

Nell’ultimo decennio, il regista e sceneggiatore canadese Jason Reitman ha più volte tentato di raccontare l’universo femminile, convincendo celebri dive del panorama hollywoodiano ad interpretare lungometraggi debitori nella forma e nell’estetica al micro-cosmo dell’universo indie americano. Da Juno (2007) in poi – pur non dimenticando il precedente Thank You for a Smoking (2005)–, Reitman ha presentato nelle sue opere diversi esempi di donna che, esenti da qualsiasi stereotipo, si sono proposti quali modelli di un ripensamento di genere scisso tra passato e presente. Ultima in ordine di tempo, Tully (2018) si pone proprio come nuova declinazione di questo tema. Se già tante belle parole sono state spese sulla pellicola in sé, meno è stato detto proprio relativamente alla sua particolare protagonista e al suo legame che essa stringe con la figura principale di un’altra opera di Reitman: Young Adult (2011), lungometraggio del 2011 sempre interpretato da Charlize Theron.

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La diva del Sud Africa, diventata in questo dittico una sorta di alter-ego femminile del regista stesso, interpreta due prototipi di donna, entrambe dissonanti nelle scelte di vita ma similari nella crisi personale che ne consegue. Marlo, protagonista di Tully, è anzitutto una madre di famiglia che, dopo aver avuto una dolce bambina e un secondo figlio più problematico, è costretta ad affrontare una terza gravidanza, con inaspettate conseguenze sulla sua psiche. Da contro, Marvis, mattatrice tragicomica di Young Adult, è una donna single e indipendente (sebbene innegabilmente immatura) che, dopo aver scoperto che l’ex fidanzato ha avuto una figlia da un’altra, decide di tornare nel suo paese d’origine, al fine di far naufragare il matrimonio di quest’ultimo e di poter coronare il suo improvvisato sogno d’amore.

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Due donne caratterialmente diverse, dunque: se la prima è una madre di famiglia totalmente assorta dalla cura dei figli e della casa, la seconda invece rifugge all’apparenza tali logiche, minando anzi una famiglia altrui solo per puro capriccio. Ciò nonostante, entrambe sono come si è detto in realtà più speculari di quanto si creda, riflesso e soprattutto completamento l’uno dell’altra. Psicologicamente instabili, Marlo e Marvis concretizzano infatti quello che reciprocamente sentono di essere, ma che nel quotidiano non riescono o hanno paura di diventare.

19d04f927a10eee8bad47fb6e460bbddYoung Adult (2011)

Proponendo un raffronto a ritroso, la Marlo di Tully è una madre insoddisfatta che, facendo ricorso alle proprie fantasie, crea un Doppelgänger più libero e disinvolto, la Tully del titolo appunto, vicino nel carattere e nel modo di fare a ciò che lei stessa era in gioventù. La tata che nel momento del bisogno accudisce il nascituro non è infatti altro che un riflesso di un desiderio di indipendenza e liberazione, che emerge come passato latente nella personalità di Marlo, ma che è propria invece in quella della precedente Marvis. Quest’ultima sembra dunque ergersi quale fantasma passato di un fantasma attivamente presente, delineandosi come un miraggio intrinseco al personaggio stesso. Rovesciando la prospettiva, lo stesso si può inoltre dire dell’ascendenza di Marlo su Marvis. La Marvis di Young Adult, indipendente ma infantile, sembra ad uno sguardo superficiale caratterizzarsi soltanto come psychotic prom queen bitch – citando una battuta del film – ancorata ai fasti di un liceo ormai concluso; tuttavia, il suo desiderio di rifuggire e contemporaneamente decostruire lo status quo del matrimonio e della canonica womanhood cela in realtà un desiderio di farne parte, di affiliarsi cioè ad un mondo che sembra non desiderare solo perché non riesce ad inserirvici. In questo caso, Marlo diventa quindi lo spettro della stessa Marvis la quale, pur non avendo una propria Tully, ha un ricordo di se stessa adolescente che ne fa le medesime veci.

TULLY - Official Teaser Trailer - In Theaters April 20

In Tully e ancor prima in Young Adult, Jason Reitman e Charlize Theron danno quindi alla luce due figure opposte ma convergenti. Se tutte e due si completano reciprocamente, è la crisi dell’individuo tout court a permettere tale connessione, apparentemente tragica ma in realtà necessaria. Come il sotto-testo latente insegna, l’adulthood contemporanea deve difatti essere incompleta, almeno nel senso tradizionale del termine, affinché possa dirsi davvero produttiva: solo la mancanza di una piena soddisfazione permette infatti alle due donne di migliorarsi, al fine di poter essere quelle che tacitamente desiderano diventare. Citando l’epilogo di Young Adult, Marvis e nello stesso tempo Marlo sono quindi pronte ad affrontare i fondamentali vuoti che le colmano solo dopo averli accettati in quanto tali, abbracciando i fantasmi e sussurrando a denti stretti «Life, here I come».