Third Person – Paul Haggis

Third Person, il nuovo film scritto e diretto da Paul Haggis riprende la struttura narrativa già delineata in Crash, magnifico affresco sulle intolleranze e i preconcetti razziali dell’America contemporanea, valsogli il premio Oscar come miglior film del 2004. Tre storie ambientate a Roma, Parigi e New York seguono il loro corso parallelamente, svelando di tanto in tanto alcuni punti di contatto: a Roma il falso rivenditore di abbigliamento Scott (Adrien Brody) si innamora di una donna rumena povera e in pericolo, invischiandosi in una vicenda di soldi ed estorsione col dubbio che la donna lo stia manipolando solo per avere il suo denaro; a Parigi lo scrittore in declino Michael (Liam Neeson) cerca di riscattarsi con il suo ultimo libro, mentre instaura una relazione con un’amante che nasconde morbosi segreti; a New York la giovane Julia (Mila Kunis) lotta per la custodia del proprio figlio, dopo essere stata accusata di averlo picchiato e quindi lasciata dal marito.

Il cinema di Haggis è da sempre incentrato sui rapporti umani, su come le relazioni (nel bene e nel male) possono evolversi in modo sorprendente e scioccante e portare le persone a compiere gesti anche estremi. Ma in tutto questo non c’è alcun moralismo o retorica, dato che Haggis sa che il caso (o la fortuna) esiste e talvolta riveste un ruolo fondamentale nelle storie della gente. Proprio questo aspetto permette ad alcuni protagonisti di Crash di incontrarsi ed interagire, così come fa emergere i punti di contatto dei tre drammi amorosi di Third Person.

L’amore è il tema del film, ma non si tratta di un film sentimentale bensì, come detto, di un dramma: l’amore qui è scomodo, difficile, inappropriato. È un sentimento forte che spinge una persona a prendere decisioni improvvise e irragionevoli (al pari del razzismo latente in Crash o della decisione da parte di John Brennan di portare via la moglie da una prigione di massima sicurezza in The Next Three Days, o ancora della cieca determinazione della pugile Maggie Fitzgerald a diventare una campionessa nonostante il pericolo in Million Dollar Baby). Per estensione, la “terza persona” del titolo è l’incomodo, l’ostacolo che in una relazione amorosa non dovrebbe esistere: l’estorsore per Scott, l’amante per Michael e la stessa Julia, poiché è lei ad aver rovinato la relazione con il marito.

Quindi diventa chiaro che le storie che Haggis racconta sono prive di insegnamento, siano esse declinate in un’unica narrazione o scomposte in un mosaico destinato a prendere forma a poco a poco; i personaggi sono vitali e consci della propria condizione (Scott, Michael e Julia sono innamorati, Maggie è determinata a vincere e nessuno in Crash rinuncia alla propria diffidenza verso il diverso): ciò permetterà ad alcuni di sopravvivere, mentre altri soccomberanno. Questo non è necessariamente imputabile al loro agire – ecco perché non c’’è lezione di vita -– ma ci viene semplicemente detto che a volte funziona così e basta. Inoltre, la casualità e le coincidenze possono provocare gravi danni, quasi come se manovrassero beffardamente i loro burattini per crearli. Questo è vero anche in amore ed è percepibile in Third Person.

Anche se la scrittura di Third Person può apparire meno brillante di altri lavori del regista/sceneggiatore americano, essa rimane comunque un esempio di estrema lucidità e verità sulle difficoltà che la vita spesso riserva. L’’unico aiuto a disposizione per non soccombere è quel “contatto fisico” che grazie ad Haggis abbiamo imparato ad apprezzare da dieci anni a questa parte.