the humbling al pacino

The Humbling – Barry Levinson

Simon Axler (Al Pacino) è un celebre attore di teatro, ormai maturo. Dimenticato dal suo pubblico, Simon si ritrova nel bel mezzo di una crisi di identità, di ispirazione e di talento. Tanto disperato da tentare il suicidio, troverà in Pegeen (Greta Gerwig), una giovane compagna omosessuale, un motivo per tornare sul palco e ritrovare la felicità perduta. Ma l’’originale e ingombrante presenza di Pegeen non sempre gli sarà d’aiuto. Tratto dal romanzo omonimo di Philip Roth.

Al Pacino, mostro sacro del cinema di tutti i tempi, molte volte non pare nemmeno discutibile. Come in questo The Humbling, in cui offre una prova all’’altezza della sua fama. Un film attesissimo, insieme a Manglehorn con cui concorre per il Leone d’’Oro (che non prenderà). Già dalla mattina, al Lido di Venezia, le persone cominciavano a popolare il red carpet su cui era atteso. Lungo la strada, in autobus, una signora di 70 anni mi chiede informazioni, mentre con occhi quasi lucidi, racconta di aver sognato più volte di ballare con Al Pacino il tango di Profumo di donna. Insomma un mito, finora il più applaudito (se non in sala, in passerella, lungo la quale Al si dimostra generosissimo di autografi e saluti).

the humbling al pacino poster

Il questo film, diretto da Barry Levinson, la sua presenza è strabordante. Domina la scena in cui sopravvive alla sua parabola esistenziale, e domina la scena che fa da contrappunto al film, confessandosi davanti al suo psicologo, in un’’istrionica dimostrazione di talento costruita su misura. Nei lunghi e a volte un po’’ tirati dialoghi si racconta la crisi dell’’uomo in età avanzata, in cui il talento si consuma e le forze vengono a mancare, dopo una vita sui palchi che gli impedisce oggi di distinguere la realtà dalla finzione. Ogni frase, ogni espressione del personaggio che interpreta sono l’occasione per chiedersi se è ancora in grado di recitare, di convincere, di commuovere.

Tra una confessione e l’’altra, tra una domanda e l’’altra, tra un sogno e un incubo, trova spazio l’’assurda storia amorosa con Pegeen, che entra nella sua vita per accompagnarlo alla morte. Le scene ci regalano qui un Al Pacino leggero, mentre il film si tinge di commedia e il personaggio si colora di goffaggine che fa sorridere la platea (un’involuzione alla De Niro?). Un misto di tragedia e commedia, i toni dell’amato Shakespeare, più volte citato, e poi interpretato nell’’epilogo finale di Re Lear.

Insomma The Humbling è Al Pacino, ma è anche una copiosa regia, visivamente caratterizzata fino all’’eccesso, e una galleria di personaggi di contorno piuttosto vivaci (dalla giovane lesbica e capricciosa Pegeen alla trans di colore Princess, dalla preside ferita al cuore alla meravigliosa aspirante omicida del marito). Tutto ruota attorno al mito, per celebrarlo, senza che ce ne fosse bisogno e forse senza nemmeno riuscirci. Per questo, a parte qualche risata e l’’ennesima certificazione di qualità attoriale, non rimane molto di questo film che piace senza far battere il cuore.