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Senza nessuna pietà -– Michele Alhaique

Per quanto riguarda il cinema italiano alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti, Senza nessuna pietà, opera prima dell’attore Michele Alhaique. Il film drammatico, ambientato in una Roma inusuale, cupa e di periferia, per rendere meglio il lato criminale della rappresentazione, è ben interpretato da un massiccio e imponente Pierfrancesco Favino nel ruolo di Mimmo, il protagonista.

Mimmo, uomo dalla presenza granitica e insensibile, nasconde in realtà un animo buono che però stenta a uscire, almeno nella prima parte del film, a causa del mondo feroce in cui si trova costretto a vivere e che non gli permette di esternare a pieno la sua vera natura. Le cose sembrano poter cambiare quando per pura casualità irrompe nella sua vita Tania (Greta Scarano), ragazza che conduce una vita discutibile ma che saprà tirar fuori da Mimmo il lato più dolce, per troppo tempo sotterrato sotto una corazza impostagli dal gruppo criminale con il quale si trova a dover convivere contro la sua volontà e che gli richiede il rispetto delle regole dettate. Nonostante questo tentativo di reagire e uscire da un mondo che non gli appartiene, Mimmo dovrà fare sempre i conti con il suo passato che tornerà a riproporsi proprio nell’’amaro finale del film.

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La rappresentazione si presenta ricca di contrasti, a partire dal protagonista rigido in apparenza ma che rivelerà strada facendo una dolcezza e una sensibilità a prima vista nascoste, fino ad arrivare a Tania, ragazza allegra e grintosa ma dalla vita sregolata. Entrambi in fondo sono alla ricerca della stessa cosa e cioè di una reciproca voglia di affetto e di un riscatto della loro condizione che li porterà ad affrontare insieme le avversità che la vita ha messo sul loro percorso

Il film, inquadrabile nel genere criminale anche se di tale in realtà sembra avere poco, contiene in sé una storia d’amore quasi a livello utopico, miscelata con avvicendamenti malavitosi non esplosivi ma celati dietro una miserevole ed infelice realtà quotidiana. Due aspetti cinematografici accostati tra di loro, scivolati via un po’ troppo rapidamente e che forse andavano maggiormente approfonditi, ma che poco tolgono alla soddisfacente performance degli attori, e in particolare del protagonista che, nonostante il linguaggio sintetico e la mancanza di variazioni espressive, riesce sino all’’ultimo a non far perdere di intensità il suo personaggio.