the homesman poster

The Homesman – Tommy Lee Jones

Il ritorno alla regia di Tommy Lee-Jones, nove anni dopo Le Tre Sepolture è sempre a caccia di un’America profonda, dura ma anche umana, che probabilmente non c’è più. Stavolta la sua ispirazione è un libro, The Homesman di Glendon Swarthout, pubblicato nel 1988, ma ambientato a metà 1800, quando gli Stati Uniti si allargavano ad est e chi abitava nei Territori orientali era considerato un pioniere. Uno pseudo-western metafisico e atipico che affronta un’altra frontiera, quella tra il bene ed il male. Ma non perdiamoci nella storia.

Manca un vero nemico e la ragione è che per quanto, per certi versi, si possa parlare di western vecchio stile per regia e ambientazione, Tommy Lee Jones è interessato all’empatia quanto alla problematicità dei propri personaggi. La violenza in fondo è solamente manifestazione di un malessere diffuso e misterioso. I personaggi, e soprattutto la loro memoria, si perdono, scompaiono senza lasciare un minimo di segno del loro passaggio.

Un western stanco, inesorabilmente lento, per consunzione interna, non solo probabilmente per scelta ma anche per dubbie qualità creative. Allo stesso modo però è importante sottolineare la splendida fotografia di Prieto che sembra forgiata nell’epoca in cui il western declinava il cinema tutto e poi l’ottima recitazione dello stesso Jones e della Swank. Un film a due facce dunque, da interpretare e da riempire, nell’ottica della proprio conoscenza come in quella della figura che continuamente si muove nel paesaggio. Forse abusata, ma nel 2014 ancora interessante.