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Brimstone – Martin Koolhoven

«Non sono le fiamme a rendere l'inferno un luogo terribile ma l'assenza d'amore», è il messaggio di Brimstone prima pellicola in lingua inglese dell'olandese Martin Koolhoven, in concorso alla 73esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

È’ evidente come al regista piaccia giocare alla destabilizzazione, sacrificando la linearità temporale in favore di un ordine cronologico della narrazione inverso e una struttura frammentata. Se in un primo momento tale scelta crea una difficoltà nella decifrazione della storia da parte dello spettatore, diventa presto un punto di forza che rende il lungometraggio più suggestivo. Apocalisse, Esodo, Genesi e Retribuzione sono i quattro capitoli che richiamano nel nome il vecchio testamento.

brimstone poster

L'ambientazione è quella dell'ovest degli Stati Uniti (mai sentito parlare del vecchio West?): Liz (Dakota Fanning) è un'ostetrica muta, immigrata dall'Olanda e madre di una piccola bambina che si attira l'odio di un'intera città assistendo una donna in un aborto necessario per salvare la vita di quest'ultima. La colpa? L'aver deciso chi dovesse vivere e chi morire come se fosse Dio. A volere un cappio intorno al suo collo c’è anche il nuovo Reverendo (Guy Pearce), un sadico e pedofilo profeta con una cicatrice sul volto che parla come se davvero sapesse la differenza tra bene e il male.

Scomponendo e ricomponendo il film come pezzi di cadavere in decomposizione è davvero strano notare come l'indagine morale e spirituale che inizialmente sembra essere la pietra angolare del film svanisca nel nulla quanto più ci si inoltra nella visione, dando prepotentemente spazio ai meccanismi e archetipi dei film horror moderni e ad atmosfere rapsodiche e più nere di un asso di picche.

Martin Koolhoven abbandona subito il suo punto di vista fortemente protestante nell'analizzare le origini della sofferenza della figura femminile nella società dell'epoca, interessandosi in modo perverso a filmare i mille modi con cui si può provocare dolore fisico ad un essere umano (lingue mutilate, schiene frustrate, impiccagioni con corda e la variante creativa con budella umane) senza avere la bravura di giustificare tutte le oscenità mostrate.

Nonostante sia una produzione europea Brimstone ha un cast internazionale: Dakota Fanning con i suoi occhi da piccola fiammiferaia non riesce a creare empatia e Guy Pearce sembra interpretare una versione arrapata di Robert Mitchum in La Morte scorre sul fiume, con ogni entrata in scena accompagnata da un minaccioso tema orchestrale come se fosse un cattivo di un cartone animato. Intrigante in una breve comparsata nel ruolo di un cowboy Kit Harington (Il Trono di Spade) che dona al film quello di cui si sente la mancanza per tutta la lunga durata: l'ironia.

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