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Subways @ Tunnel (MI)

Ore 20.30. aprono i cancelli. Ore 20.50. arriviamo noi, in ritardo, perché a quanto pare intorno alla stazione centrale di Milano i sensi unici sono stati messi totalmente a caso, in modo da farti perdere sei ore (e un anno di vita) per spostarti da una via a quella immediatamente parallela.

Siamo al Tunnel, celebre club di Milano, ricavato da un vecchio magazzino della Stazione Centrale, che negli ultimi anni ha sviluppato una vocazione per la musica elettronica e per il clubbing di ispirazione nordeuropea, arricchendo il tutto con periodiche esposizioni di opere d’arte realizzate dai migliori artisti del panorama alternativo italiano.

Ma questa sera no. Niente clubbing. L'elettronica l’abbiamo lasciata a casa. Questa sera a scuotere le pareti di questo tunnel ci penseranno i Subways, band indie/garage/rock inglese arrivata alla ribalta nel 2005 con il loro primo album Young for Eternity, costituito da pezzi potenti, diretti, semplici che continuano tutt’ora a caratterizzare il loro stile. Della serie “scommetti che ti tiro giù la casa con 4 accordi?!?”. Ascoltatevi Rock'n'roll Queen o Turnaround e poi mi dite.

Dopo altri due album (All or Nothing, 2008; e l'ultimo, Money and Celebrity, uscito quest'anno), innumerevoli show in tutto il mondo e la partecipazione ad alcuni dei più grandi festival del globo (Glastonbury, Reading & Leeds, ecc) finalmente i tre dell'Hertfordshire (Billy, Charlotte e Josh) fanno tappa nel nostro paese. Ed era ora.

Dopo aver abbandonato la macchina davanti a un passo carrabile ed esserci spogliati di tutti i gioielli di cristallo, finalmente, entriamo. Il Tunnel è già praticamente pieno e i Minnie’s, il gruppo spalla della band inglese, stanno già suonando; punk/melodic hardcore band milanese in attività dal 1995, i Minnie’s possono vantare centinaia di concerti in tutta europa, in cui hanno condiviso il palco con gruppi come Derozer, Gli Impossibili e Satanic Surfers. I nostri ci sanno fare, potenti e coinvolgenti, scaldano il pubblico a puntino. Come dicono da quelle parti, la gente è “presabbene”!

Giro veloce (ma d’obbligo) allo stand del merchandise, tracanniamo una birra in tempo record, affiliamo i gomiti, e ci incuneiamo fra la gente per raggiungere una postazione decente.

Dopo 10 minuti di cambio palco, le luci si spengono. E arrivano. Un boato sincero li accoglie e loro sorridono in risposta, quasi un po' sorpresi da questa infuocata dimostrazione d'affetto. Ma il tempo per i ringraziamenti arriverà più tardi.

Partono a fuoco con Oh Yeah e capisco subito che non sarà un concerto facile. Il pogo è praticamente costante ma, ehi, sono uno dei miei gruppi preferiti, quindi chissenefrega. Stasera non cedo terreno. Cantiamo, saltiamo, spingiamo, sudiamo.

Si prosegue con vecchi pezzi fino ad arrivare alla stupenda Mary (che Billy confessa di aver scritto pensando alla sua mamma), l'ultimo singolo We Don't Need Money To Have A Good Time infuoca talmente gli animi che, girandomi indietro, mi trovo davanti un mini Wall of Death. Pop Death, Shake Shake, I Wanna Hear. Quest'ultimo brano non finisce. Billy attacca subito con un altro pezzo. QUEL pezzo.

La regina del rock'n'roll è arrivata. E porta con sé il delirio. Cori a squarciagola, crowd surfing selvaggi. Sono talmente preso che ormai non sento più le gomitate, le spinte, i pestoni. “You are so cool, you are so rock’n’roll“.

Ormai il pubblico è scatenato. Celebrity, Kiss Kiss Bang Bang e Turnaround sono fucilate che la gente canta quasi sovrastando le voci di Billy e Charlotte (ah ho dimenticato di dirvi che lei è stupenda). Eseguono With you ed escono.

Nessuno si schioda. WE-WANT-MORE- WE-WANT-MORE!

Risalgono, sorridenti nel vedere che la folla non ne ha ancora abbastanza. Kalifornia, 1 am passano troppo in fretta. Staremmo tutti lì a picchiarci e sudare sotto il palco per un’altra ora ma purtroppo Billy annuncia che siamo arrivati alla “last song”. Dopo aver affermato più volte di voler ritornare a suonare nel nostro paese e aver fatto urlare tutto il Tunnel, ci chiede di preparare un enorme Circle Pit durante la canzone e attaccano. Pezzo finale perfetto per descrivere la serata appena trascorsa. IT’S A PARTY. Non so nemmeno se ho ancora voce. Forse apro la bocca ma non esce nessun suono. Mi mischio al coro generale. Un Billy indemoniato si cimenta in ben DUE stage diving (il primo dal cornicione di una delle pareti!).

Giunti alla fine riusciamo a rubare una scaletta e strizziamo i vestiti che durante il live si sono trasformati in spugne piene di sudore. Contiamo i lividi (mostrandoli con assoluta fierezza) e all’uscita sbirciamo nel tour-bus parcheggiato davanti al locale. Che illusi.

A parer mio, uno dei migliori live a cui abbia mai assistito. Un VERO live. Di quelli vecchia maniera.

Vuoi un concerto rock'n'roll? Vatti a vedere i Subways.