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Star Wars: Il Risveglio della Forza – J. J. Abrams

‘О μύθος δελοι οτι, “il racconto dimostra che”. Con questa frase, cristallizzata e cantilenante, per secoli e secoli i greci antichi si sono tramandate le loro storie di bocca in bocca. In epoca più moderna l’incipit “C’era una volta” l’ha fatta da padrone ma oggi, mutatis mutandis, tutte le volte che leggiamo “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana” chi di noi non prova un, grande o piccolo, tuffo al cuore? Già perché Star Wars, la saga ideata da George Lucas, è entrata letteralmente a far parte del nostro comune bagaglio culturale e popolare (basta osservare le centinaia ormai di riferimenti incrociati disseminati nelle serie Tv americane).

E il settimo, attesissimo, capitolo, Il Risveglio della Forza, non delude le aspettative. Infatti il regista J. J. Abrams predispone un meccanismo filmico perfetto, in cui all’azione consueta degli altri episodi, si aggiunge una fisicità degli effetti speciali, non più quindi solo computer-grafica (sulla scia dei primi tre capitoli originari) e un ritmo serrato che quasi fa scordare le oltre due ore e mezza di rappresentazione.

La vicenda è una sorta di “anno zero” della forza. Luke Skywalker, dopo aver tentato di addestrare una nuova generazione di giovani Jedi si è allontanato ai confini della galassia mentre una nuova terribile minaccia, “Il Primo Ordine” torna a seminare terrore per tutto l’Universo, volendo colpire soprattutto la Repubblica e la Resistenza. Su questo scenario piuttosto solido e semplice da comprendere, si incastonano alcune vicende personali del trittico di nuovi personaggi che vengono presentati in questo episodio.

Innanzi tutto, per la prima volta, si va ad indagare a fondo il “lato oscuro della forza” con Finn, uno stortrooper pentito della sua azione e Kylo Ren, il quale ha le fattezze e tutte le intenzioni di presentarsi come l’erede di Darth Fener. Oltre a loro, assoluta protagonista va detto, la coraggiosa Rey, interpretata dalla bella attrice britannica Daisy Ridley, che impersona una “raccogli rottami” sul pianeta Jakku (molto simile a Tatooine, la “terra natale” dello stesso Anakin Skywalker).

Oltre a ciò, in perfetto stile vintage (uno stile che, va detto, domina l’intera opera) vengono riproposti alcuni vecchi personaggi, anzi quasi tutti. Da Han Solo a Chewbecca (con il classico shatush su tutto il corpo), dalla Principessa Leila a Luke gli eroi di un tempo rispondono tutti presenti. E come loro anche le emozioni di una volta tornano, in una storia fitta di avventura, scene di adunate gigantesche, tensione, tramonti alieni e “tele parentali” che si tendono fino quasi a chiedersi se l’intero universo, almeno per George Lucas, non sia popolato da parenti di sangue.

Dimenticati i tre sbiaditi prequel, la saga di Star Wars è pronta per librarsi di nuovo nei cieli. È proprio così: si torna a casa, tra le infinite stelle dell’universo.