Foto di scena ©Giacomo Citro

Sleep elevation – Mariella Celia

Aspettare è rimettere il proprio destino al futuro. O molto più semplicemente confidare in un altro presente. Un concetto tanto semplice da capire quanto duro da accettare. Chi aspetta desidera, vale a dire non si accontenta di quel che ha, vuole altro e se quel qualcosa, poi, non arriva freme, si angoscia, inventa nuovi modi per accorciare il tempo. Ed è un gioco al logoramento, perché chi attende depone il proprio potere, rinuncia alla propria libertà.

Alle carrozzerie n.o.t Mariella Celia attende una telefonata che non arriva e così comincia a sognare, provando immaginariamente ad essere la donna che non è: una donna desiderata. Teatro e danza, allora, si mescolano tra di loro andando a scandire i due umori del dramma: la recitazione, da un lato, si fa finzione comica e perciò proiezione amaramente ridicola della propria frustrazione; gli aneliti e le contrazioni del corpo, dall’altro, ci restituiscono invece la sismografia più sincera di quella dolorosa solitudine.

In Sleep elevation si può ravvedere l’esasperazione tutta contemporanea dell’attesa. In un mondo in cui l’alta tecnologia ha assuefatto all’hic et nunc di mercato per cui tutto deve essere immediato, perfino i desideri, attendere diventa sinonimo di esclusione, esclusione dal modello consumista di felicità—alienazione al quadrato.

Foto di scena ©Giacomo Citro

Pur mantenendo un buon equilibrio tra leggerezza e intensità – con un’ironia tipica del collettivo Sosta Palmizi, di cui la «danz-attrice» è associata –, lo spettacolo di Mariella Celia sembra aprire molte buone porte senza tuttavia varcarne alcuna fino in fondo, consegnandoci dunque un intrattenimento piacevole e poetico eppure privo di ulteriori riflessioni.

Foto di scena ©Giacomo Citro

Perché attendiamo anziché agire? Perché la libertà fa paura, e ci vuole una buona dose di coraggio per abbandonare il sonno e prendere in mano la nostra vita.

Carrozzerie n.o.t, Roma – 17 aprile 2015