Sulla felicità – Sosta Palmizi Giorgio Rossi

Sulla Felicità – Sosta Palmizi

Fra i tanti effetti del benessere, o meglio, del consumismo (che ne è più causa patologica che conseguenza oziosa), uno dei più dirompenti è stato la pretesa della felicità. Pretesa, sì, perché se un tempo questa rappresentava solo un lusso per ricchi – e le masse povere si accontentavano dello stoicismo cattolico del sacrificio -, quando poi anche lo spreco si è fatto democratico perfino la felicità si è trasformata in una semplice voce da appuntare sulla lista della spesa. Perciò se uno spettacolo in scena al Vascello si dichiara incentrato Sulla felicità bisogna alzare le antenne, tanto più poi se a idearlo e dirigerlo è uno spirito sensibile come Giorgio Rossi (leggi qui).

Ai lati del proscenio vediamo accendersi due intensi fari bianchi; dopo pochi secondi si attenueranno e ce ne dimenticheremo, ma si tratta di un particolare per nulla marginale: per qualche istante, infatti, siamo stati silenziosamente accecati. Ed è proprio da questo abbaglio che tutto comincia. Entrano in scena undici ragazzi, negli abiti e trucchi più disparati: appariscenti, caricaturati, ilari; così, subito, l’ironia di Rossi si fa evidente, quasi spingesse a chiederci: ebbene, è da queste macchiette che dovremmo scoprire cos’è la felicità?

E lo spettacolo si sviluppa allora in una serie di quadri in cui gli undici “Danz-attori” danno vita a spaccati buffi e ridicoli di umanità: dal miracolo di Padre Pio all’omelia-coreografica di un predicatore battista, passando per pseudo-poeti televisivi affamati di denaro, modeste casalinghe maldestre, kamikaze B.I.G. J.I.M. – Brigata Internazionale della Gioia-Joy International Movement -, attraversando un variegato orizzonte musicale che spazia nel tempo e nei generi (Mozart, Beatles, Battiato, Eno, Gorillaz e molti altri).

Se da un lato il paradosso delle felicità si fa tragicomico, dall’altro l’immediatezza di questa miseria umana lascia trasparire – nell’imbarazzo dei silenzi o nel dolore muto del fallimento – lampi di onestà emotiva. Per quanto il mosaico finale appaia forse un po’ scollato e a tratti intuibile nella stratificazione delle immagini, quello presentato da Sosta Palmizi è un dubbio ironico estremamente interessante e tanto più necessario in una società in cui la natura vera dei sentimenti sembra essere stata scansata prepotentemente dal mercato dei desideri contraffatti.

[Doveroso segnalare i nomi degli undici – notevoli – performer nonché co-autori: Mariella Celia, Eleonora Chiocchini, Olimpia Fortuni, Gennaro Lauro, Silvia Mai, Francesco Manenti, Daria Menichetti, Fabio Pagano, Valerio Sirna, Cinzia Sità, Cecilia Ventriglia]

Ascolto consigliato

Teatro Vascello, Roma – 9 dicembre 2014