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Secret Show dei Green Day a Milano

In Italia parrebbe fantascienza, in U.S.A. o UK forse no. I Green Day live in un locale, l’Ohibò in zona piazzale Lodi a Milano, piccolissimo rispetto ai forum in cui suonano. Sì, nessuna cover band dei Green Day, erano proprio loro in carne ed ossa due giorni prima della data milanese ufficiale .

La serata in origine era un doppio live dei Prima Donna, band punk rock di Hollywood e dei nostrani The Crooks. Qualche avvisaglia la si era vista sul profilo FB dei Green Day ma aspettarsi addirittura un loro live forse no. I Prima Donna hanno accompagnato in tour i Green Day per le date europee e asiatiche, oltre che essere amici di lunga data e condividere con il cantante Kevin Preston il side project Foxboro Hot Tubs.

Presi gli strumenti in prestito salgono sul palco Billie Joe, Mike Dirnt e Tree Cool (oltre al loro ormai fidato quarto membro Jason White) e hanno buttato in faccia ai presenti un live di 50 minuti, che oserei chiamare old school, essenza del punk rock californiano di una volta, una scaletta per chi i Green Day li conosce da Kerplunk se non prima (1,039/Smoothed Out Slappy Hours) e tollera a fatica, se non ripudia, le ultime produzioni. Una setlist da pelle d’oca, tra cui 2000 Light Years Away, Scattered, Knowledge (cover degli Operation Ivy, ex compagni di etichetta nel periodo Lookout! Records), Basket Case, Welcome to Paradise, She, Longview ma anche Jesus of Suburbia. I presenti ai limiti dell’infarto, esagitati e sotto shock. Perché fa strano (in Italia) quando succede una cosa del genere, ma per un po’ rimette in primo piano la musica e ciò che è realmente.

Forse un po’ in debito coi fan italiani Billie Joe si sentiva, visto l’annullamento all’ultimo minuto della data del settembre 2012 a Bologna ma indifferentemente da questo fatto, fa piacere. Per una sera lontani da grossi palchi e troppe luci, chi ha potuto vedere i Green Day in questo secret show è ritornato ad una dimensione più umana della band, che forse si pensava persa a causa di contratti discografici faraonici e dischi difficilmente digeriti. Per un giorno all’Ohibò si è respirata l’aria del 924 Gilman Street di Berkeley in California.

Per poche ore malgrado tutto, a Milano si è potuto dire “Welcome to Paradise” a soli 5€.

Foto di Valeria Lucia Passoni