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SCUM. Manifesto per l’eliminazione del maschio – Valerie Solanas

Così si presenta SCUM. Manifesto per l’eliminazione del maschio (Ortica Edizioni, 2010), vero e proprio trattato politico femminista scritto (ed inizialmente autoprodotto) nel 1967 da Valerie Solanas, e distribuito su vasta scala per la prima volta nel 1968.

Parole dure, in un trattato che si presenta agli occhi del lettore contemporaneo come una via di mezzo tra un Marinetti all’apice della sua violenta energia creatrice/ distruttrice, e un Freud che incentra i suoi studi sul sesso, ma demonizzandolo e privandolo del tutto del suo tradizionale significato.

Con queste premesse, SCUM non poteva che contenere dure critiche intorno ad argomenti sociali e politici scottanti per l’epoca e non solo, quali l’uguaglianza tra i sessi, l’emancipazione femminile, le discriminazioni nei confronti delle donne e delle minoranze in generale ma, soprattutto, l’eccessivo potere in mano agli uomini, ai “maschi che dominano la società ostentando ignoranza ed egocentrismo“.

Un breve ma incredibilmente incisivo pamphlet, nel quale l’autrice si scaglia contro la società statunitense e i suoi capisaldi, quali lo spietato sistema economico, i meccanismi malati e corrotti della produzione artistica, ossessioni culminate in un gesto estremo, i tre colpi di pistola (storicamente documentati) esplosi contro il simbolo dell’arte Pop, della cultura commercializzata e del consumismo americano, Andy Warhol (Solanas dichiarò di aver sparato perché Warhol “aveva troppo controllo sulla sua vita”, dichiarazione e gesto che le valsero, come facilmente intuibile, un periodo di soggiorno presso una clinica psichiatrica).

SCUM

Per quanto riguarda lo stile, è propedeutico ai contenuti e all’obiettivo prefissatosi dall’autrice: il linguaggio è diretto, crudo, eccessivo, forte, sessualmente esplicito ma soprattutto ironico, di un’ironia che si nasconde tra le righe, scandalizzando (volutamente) il lettore (o meglio, la lettrice).

Parodia del patriarcato e delle teorie freudiane, in quest’opera Solanas è totalmente fuori controllo, è arrabbiata, furiosa, femmina autentica in grado di invertire i termini e trasformare l’uomo in un “incidente biologico” a tutti gli effetti, rendendolo il “sesso incompleto” affetto da una profonda “invidia della vagina”, riuscendo a sovvertire l’ordine imposto alle cose dalla preistoria ad oggi, il tutto in una sessantina di pagine (un uomo probabilmente ci avrebbe messo pagine e pagine di trattati e scartoffie…).

L’eliminazione del maschio non è da intendersi come una proposta di eugenetica dal richiamo nazista, ma come un processo culturale e sociale che vuole riabilitare la figura della donna e donarle, con tutti i mezzi, anche i più sovversivi, dignità pari a quella dell’universo maschile.