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Sao Jorge – Marco Martins

Dopo una ricerca durata un paio di anni, il regista portoghese Marco Martins porta sul grande schermo della 73esima Mostra del Cinema di Venezia, categoria Orizzonti, Sao Jorge, ambientato in uno dei momenti più bui della storia recente del Portogallo: la crisi economica del 2011.

L'intenzione del regista è proprio quella di raccontare ciò che non è emerso, se non parzialmente, dalle cronache del periodo, ossia il forte indebitamento della popolazione lusitana che ha determinato il proliferare a dismisura delle agenzie di recupero del credito. Per una serie di ragioni poco giustificanti, che hanno gettato nell'indifferenza il deterioramento giorno dopo giorno della condizione socio economica del Portogallo, poco è stato raccontato delle imponenti misure di austerità adottate da parte del governo locale che hanno portato a definire il 2011 “l'anno della Troika”.

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La storia di Jorge è quella di un pugile disoccupato che, per non perdere moglie e figlio in partenza per il Brasile e convincerli a rimanergli accanto, trova lavoro in una delle tante agenzie di riscossione. Saranno proprio queste ultime a trascinare Jorge in un mondo di crimini e violenza, dal quale troverà la forza di andarsene dopo un'esperienza che lo segnerà per il resto della sua vita.

La volontà del regista di informare in merito alla profonda crisi del suo Paese si concretizza però solo in parte. La durezza della vita della classe portoghese medio bassa costretta a sopravvivere in ambienti degradati, resa dal regista attraverso l'asprezza delle immagini, i toni cupi e le inquadrature che seguono i passi degli attori suscitando suspense nello spettatore, tende a miscelarsi con una storia familiare che fa allontanare il lungometraggio dai suoi intenti documentali.

La tematica dell'indebitamento e delle losche agenzie di recupero del credito viene resa fugacemente per poi perdersi in una storia, non nuova, relativa ad una delle tante situazioni in cui versano molte famiglie risiedenti nelle estreme periferie delle metropoli. Se il film non ha perso la sua drammaticità, anche grazie alla buona interpretazione dell'attore Nuno Lopes, di certo non è riuscito a rendere in modo esplicativo il quadro della situazione di un Paese sprofondato in un'abissale crisi economica e del quale nessuno sembra essersene occupato.