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Roma Termini – Bartolomeo Pampaloni

Roma Termini, primo lungometraggio del regista Bartolomeo Pampaloni è stato presentato durante la nona edizione del Festival internazionale del Film di Roma, nella sezione Prospettive Italia. Già dal titolo si comprende chi sia il protagonista: Roma Termini, lo snodo ferroviario più grande d’Italia, crocevia di esistenze nel cui fulcro si allacciano i destini di uomini e donne che, a causa dell’indigenza economica o per decisione autonoma, sono finiti ai margini della società, senza il riparo di un tetto privato.

A motivare il giovane regista toscano verso la realizzazione di questo documentario, la voglia di rendere omaggio a Roma in concomitanza con la conclusione del ciclo di studi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia della capitale. Il bisogno di far conoscere Roma, quindi, ringraziandola per ciò che gli ha dato, a tal fine, mostrandone l’orizzonte degli abitanti invisibili. Far comprendere la città togliendo i sigilli ai suoi confini, spingendo la vista dove gli occhi normalmente non vedono anche se la punta del naso quotidianamente sbatte. Per raggiungere questo obiettivo, Pampaloni supera la diffidenza dei clochard, stringe loro le mani, tende il suo orecchio all’ascolto lasciando che questi si fidino e raccontino.

“Non volevo essere avvertito come un voyeur del sottobosco”, dichiara al pubblico ancora emozionato dalla visione, “non c’è stata alcuna preparazione, un giorno mi sono svegliato ed ho portato lì la macchina da presa, è stato un gesto diretto; infatti ne è venuto fuori un film costruito al montaggio”, ma senza censura, realista nel macabro e anche nell’ironico. A chi vuole credere che queste persone torni utile l’attenzione mediatica e del cinema, Pampaloni respinge l’ipotesi e stronca tutti con l’esatto contrario: “credo che il cinema abbia necessità di loro per essere un’arte onesta e non semplice intrattenimento, così da offrire allo spettatore uno spunto di discussione e riflessione che possa, indirettamente, aiutare queste persone attraverso gli atti che una società educata porrà in essere”.

Questo lo scopo ultimo del film. Poi il regista esprime il suo desiderio, mentre cerca lo sguardo complice di uno dei senzatetto presente in Roma Termini e ora in sala: “vorrei che non vengano più isolati dal resto della comunità, e che il resto della comunità perda l’abitudine di considerarli parte del decoro urbano, iniziando a capire che sono essere umani”.