PPZ Pride Prejudice and Zombies

PPZ – Pride, Prejudice and Zombies – Burr Steers

È quasi inutile ricordare che Orgoglio e pregiudizio non è soltanto il più celebre romanzo di Jane Austen, ma anche uno dei grandi classici della letteratura di tutti i tempi. Troppo spudoratamente classico per non finire prima o poi tra le grinfie del postmoderno.

Nel 2009 esce infatti Pride, Prejudice e Zombies dello scrittore americano Seth Graham-Smith, in cui la nota storia nata dalla penna della scrittrice inglese viene “deturpata” da qualche venatura gotica e horror, degna, almeno nelle intenzioni, dei momenti più cupi di autrici britanniche come le Brontë e Mary Shelley. Nell'Inghilterra dell'Ottocento le sorelle Bennett stanno cercando un marito, e fra malizie, balli e ipocrisie Elizabeth è portata a reprimere i suoi veri sentimenti per l’affascinante colonnello Darcy, provocandolo a parole. Ma nei pressi di questa giostra di umanità fatta di lusso, incontri, splendide architetture adagiate tra incantevoli spazi verdi, proposte di matrimonio, allusioni si respira un'aria quasi apocalittica, con una miriade di zombie che cercano di distruggere l'Inghilterra per poi passare al resto del mondo. La società civile, però, non è affatto impreparata, e risponde agli attacchi mostruosi con addestramenti, armi e mosse da ninja.

PPZ Pride Prejudice and Zombies poster

Era quasi scontato che il cinema si sarebbe impossessato di un libro del genere, capace di sfoggiare una golosa mescolanza di dramma, commedia e horror. Ecco allora arrivare nelle sale PPZ –- Pride, Prejudice and Zombies di Burr Steers, il quale, seguendo fedelmente il romanzo, prova a strapazzare a suon di colpi gotici e splatter quel potpourri di magistrale leziosità della Austen.

Da subito, però, volontariamente o meno, il regista fa percepire la natura alquanto vuota della pellicola. Come morbosamente affezionato alla logica del blockbuster, Steers ci porge campi lunghissimi e totali preconfezionati – – terribilmente già vista l'inquadratura della Londra in fiamme con tanto di Big Ben e la Saint Paul's Cathedral-, costumi di un'eleganza e minuziosità da sbadiglio che appesantiscono le scene, un tristissimo teatrino di cartoncini e disegni per spiegare l'origine della contaminazione, musiche tipicamente magniloquenti per gonfiare l'immagine.

Gli attori, poi, non si illuminano di carisma: i ragazzi, spesso irrinunciabilmente bellocci, sembrano protagonisti di uno spot di Calvin Klein tornato per sbaglio indietro nel tempo, e le ragazze, quando sfoderano le loro armi e combattono contro gli zombie in stile Kill Bill (si fa per dire), sono provinciali come delle casalinghe di Voghera uscite per la sfilata di carnevale in piazza.

A spaventare davvero in PPZ non sono perciò certo gli zombie che divorano gli esseri umani, bensì la continua, imperterrita banalità che si trastulla con un goticheggiare da salotto, più irritabilmente convenzionale della società in cui Jane Austen visse.