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Piuma – Roan Johnson

Ferro e Cate (Luigi Fedele e Blu Yoshimi) sono due giovani fidanzati di diciotto anni. La loro storia è felice, fino alla notizia di un figlio in arrivo. La scelta dei ragazzi di tenere il bambino mette scompiglio nelle vite delle due famiglie, mettendo alla prova la stabilità della coppia e la loro stessa decisione. Una scelta coraggiosa e un po’’ incosciente.

Roan Johnson ci mette un po’ a convincerci che il suo film non è fiction Tv. Ci mette un po’ perché fin da subito ci sbatte in faccia l’inflessione romana all’’ultimo stadio (coatto), che resiste in Tv e comincia ad ammorbare diversi film in sala. Usa alcune facce prestate dalla Tv, come il giovane Brando Pacitto e Michela Cescon, visti nel grande successo televisivo di Braccialetti rossi. Tutto questo, unito ad un tono da commedia popolare e qualche chilo di stereotipi nazionali, rende Piuma un facile indiziato di brutta televisione.

piuma locandina

Ma Piuma ha qualcosa in più. Innanzitutto i visi dei due protagonisti, segnati da lacrime e sorrisi, e motore di emozioni ed empatia. La scrittura, unita all’’interpretazione, rende la storia intensa e credibile. Dall’’ingenuo entusiasmo della sfida, ai dubbi e le paure che sovrastano la fragilità di due giovani come tutti gli altri, il film ci accompagna nelle gioie e nelle difficoltà quotidiane di una scelta controcorrente. Una scelta che sembra cosciente e volontaria, ma che non può non rivelare, ogni giorno che passa, la tenera inconsapevolezza di due esistenze troppo giovani per capire.

Certo sempre di commedia si tratta e, per questo, non possiamo aspettarci riflessioni profonde. Ci si accontenta del fatto che regia, scrittura e interpretazione non si traducano nel facile e frequente esercizio di semplificazione televisiva, dando vita ad un film più o meno libero dalla tentazione di cospargere gli spettatori di morali e coralline. Un film sensibile, intelligente senza strafare, e divertente. Una volta entrati nella vita dei protagonisti, se ne apprezzano le storie, gli affetti, gli equivoci. La “non fiction” macina battute da film comico, mentre la platea sorride bonaria. A fare da spalla, una nutrita schiera di attori “al tempo”, tra ruoli da copione e libere stravaganze.

La leggerezza si respira. Nel nome, Piuma, che i genitori scelgono per la piccola speranza, indicandogli una missione: quella di volare (o galleggiare) libera e serena nel mondo dei grandi, pieno zeppo di problemi. E nel film, che si autodefinisce il “film più leggero dell’’anno” e che mantiene le promesse. Piuma è in concorso a Venezia: non vincerà mai ma ci ha offerto un esempio di commedia popolare con aggiunta di sfumature. Un tesoro sempre prezioso nel cinema italiano.