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Questi giorni – Giuseppe Piccioni

«In questi giorni non è successo niente, ma è cambiato tutto». La voce off di una delle protagoniste chiude l’’ultimo film di Giuseppe Piccioni, in concorso alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia. È la storia del viaggio a Belgrado intrapreso da tre amiche per accompagnare Caterina nella sua nuova avventura lavorativa presso un albergo serbo. Le quattro ragazze lasciano tutto alle spalle per affrontare un’’avventura insolita, che promette di regalare loro i giorni migliori della loro vita. Loro contro il mondo, un’amicizia infrangibile che non può essere scalfita da niente e nessuno. Tuttavia ciascuna di loro combatte la propria personale guerra: Caterina (Marta Gastini) è schiva e ostile a conoscere nuove persone, Liliana (Maria Roveran) ha una cotta per il relatore della sua tesi e prima di partire scopre di avere un tumore, Angela (Laura Adriani) è incerta se riprendere la storia col suo ex ed Anna (Caterina Le Caselle) è incinta ma nessuno sembra dare alla cosa granché peso.

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Il senso di questo racconto di formazione è racchiuso nella citazione di cui sopra. L’’energia positiva che si sprigiona dall’’unione delle quattro amiche all’’avventura rappresenta un’’autentica catarsi per ognuna di loro. Al contempo però, quest’’energia è filtrata da un lato dal passato che bussa alla porta di ognuna, dall’’altro dalla mancanza di sincerità e trasparenza reciproche; i contrasti sorgono ad esempio per la malattia di Liliana taciuta alle amiche e per l’’ammissione di “inferiorità” di Anna nel gruppo. Ciononostante l’’amicizia in quei giorni è la priorità assoluta e bypassa qualche fugace flirt e il rapporto familiare; solo di due di loro si conoscono i genitori, che durante il viaggio perdono la loro autorità, mentre della famiglia delle altre due non si sa nulla. Vero che nella narrazione il loro mondo è chiuso nella loro unione, ma qualche dettaglio in più in questo senso avrebbe reso il contesto più completo.

A livello audiovisivo Piccioni è molto bravo a creare un’atmosfera di malinconia e paura dietro l’angolo nei loro giorni felici: voci off, scene senza audio con cori suggestivi e sinistri, ralenti. Come anche in Giulia non esce la sera, riesce a sviscerare l’’elemento destabilizzante che incombe sull’’armonia dei personaggi. Un plauso anche alla spontaneità recitativa delle quattro protagoniste, convincenti e verosimili in ogni situazione.