Foto di scena ©David Ruiz

Pasado Perfecto – Horman Poster

Un momento può essere bloccato in una fotografia e tante fotografie possono diventare storia: sia quella privata di ciascuno di noi sia quella universale di un periodo storico; ma se entrambe diventano solamente immagini, cosa rischiamo? Pasado Perfecto della compagnia Horman Poster di Bilbao se lo chiede e ce lo chiede mostrandoci una ricerca in divenire che assume i toni silenziosi di un manifesto.

Il pavimento della sala principale di Villa di Scornio è un tappeto di stampe giganti che noi non riusciamo a distinguere se non quando Matxalen de Pedro e Igor de Quadra le alzano per descriverle come fossero quadri in una Galleria: Fofò, clown, 1975; cinque avvocati, comunisti, assassinati, Bilbao, 1976. La parola e l’immagine – nelle foto, nelle videoproiezioni, nelle registrazioni – si riducono a icona; e solo quando i “fatti” diventano esperienze, attraverso l’oralità di chi le ha vissute, la storia riacquista la sua potenza espressiva.

Eppure sono solo attimi fuori dall’acqua, mentre tutto viene compresso (e compromesso) da un’apnea, di cui sentiamo al tempo stesso peso e fragilità. Si fa meno fatica a guardare che a capire e non c’è giudizio in questo: è una realtà, immortalata, in un lungo piano sequenza che diventa funereo come un corteo.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Così, se da un lato “immortalare” ha in sé il seme della morte, dall’altro contiene anche quello della vita che riesce ad andare oltre la finitezza dell’evento e a bucare lo spazio (oltre che il tempo). Forse, allora, è questa dimensione – propria di ogni Storia/storia – che può essere ulteriormente indagata.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Quasi tutto lo spettacolo è costretto tra l’orizzontalità di una “storia” a terra – come le immagini – e la verticalità che le concedono i due artisti etero-dirigendo il nostro sguardo laddove vogliono che si posi. Se questo da un lato può essere atto di denuncia nei confronti di una manipolazione di cui stasera siamo spettatori in teatro e ogni giorno nel mondo, dall’altro tale bidimensionalità da piano cartesiano rischia di far mancare l’ossigeno a tutta la struttura drammaturgica esaurendo la potenzialità che l’aveva accesa.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

Perfino il filosofo francese, assunto a simbolo/icona del pensiero illuminista per la “chiarezza delle idee”, dichiarava d’altronde di essere “un uomo che cammina solo e nelle tenebre” al pari di noi, novelli primati della specie Homo Videns. Eppure camminò, addentrandosi in relazioni e rapporti che non avevano una sola faccia e che avevano già la nostra. Questo invece è ciò che manca allo spettacolo: dare al teatro solo una bidimensionalità è ucciderlo in partenza.

Foto di scena ©Gabriele Acerboni

E anche quando Maxtalen de Pedro indosserà più grandi occhiali e le vecchie foto saranno ricoperte da nuova carta completamente bianca, in verità, la nuova direzione non potrà che finire in un vicolo cieco.

Ascolto consigliato

Villa di Scornio, Pistoia – 9 luglio 2015

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