outrage beyond

Outrage Beyond – Takeshi Kitano

Sono trascorsi cinque anni da quando Otomo (Takeshi Kitano), ineffabile sicario coinvolto in una catena di omicidi di mafia, è stato condannato al carcere. Mentre sconta la sua pena viene contattato da un poliziotto corrotto e arrivista che cerca di spingerlo a riaccendere la miccia della vendetta nei confronti dei suoi traditori e a riaprire la faida intestina con le famiglie malavitose rivali. L’intento del poliziotto è utilizzare Otomo come una pedina da muovere a suo piacimento all’interno della intricatissima ragnatela di personaggi che popolano la gerarchia della Yakuza. Non ha compreso fino in fondo la vera natura del suo gancio. Otomo è un cane sciolto a cui non interessa alcun tipo di compromesso. Il suo codice genetico gli impedisce di diventare ingranaggio del sistema. E proprio chi cerca di utilizzarlo si candida ad essere la sua prima vittima.

Sono trascorsi, nella realtà, solo due anni dalla realizzazione di Outrage, presentato a Cannes nel 2010, il film di cui Outrage beyond, in concorso quest’anno a Venezia, è il seguito. Un film destinato a soddisfare forse più i fan, del regista e del genere, che un pubblico generico. In merito alla sorprendente scelta di girare il primo sequel della sua carriera di cineasta Kitano ha dichiarato: «Quando girai Outrage, pensai sicuramente ad una continuazione. Ho pensato che se avessi fatto il primo capitolo in un certo modo avrei potuto girare una seconda parte. Confesso di aver già scritto la sceneggiatura del terzo episodio, vedremo se me lo fanno girare come voglio».

Prepariamoci quindi ad inserire una trilogia di yakuza-movie duri e puri dentro la filmografia del mitico Takeshi Kitano. Con il primo episodio il suo percorso aveva già conosciuto una virata netta verso il cinema di genere e di puro intrattenimento, sebbene con diversi punti di contatto con gli esordi di Violent Cop e Boiling Point. Non c’è più spazio per i turbamenti dell’artista in crisi di creatività visti negli ultimi anni. Per uscire dal pantano di una autoreferenzialità sterile e masochistica Beat Takeshi ha deciso di tornare nell’alveo sicuro dello yakuza-movie. Scorgere tuttavia nel personaggio di Otomo più di un riferimento all’attuale condizione “artistica” di Takeshi non è azzardato. Imprigionato, condannato all’inattività forzata, dimenticato, poi rimesso in libertà. Senza collare. In tanti lo credono morto. Moriranno, comunque, prima loro.