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Olive Kitteridge – Lisa Cholodenko

“It’’s not Tv, It’s HBO” recitava una vecchia pubblicità della celebre televisione via cavo americana. A differenza di molti slogan, questo conteneva una certa dose di verità. La HBO ha fatto davvero la storia della serialità televisiva contemporanea: suoi show come I Soprano o The Wire sono tra i motivi per cui oggi, alla Mostra del Cinema di Venezia, nessuno si stupisce di vedere in cartellone un prodotto per la televisione cui tanti accreditati decidono di dedicargli ben quattro ore.

Protagonista è appunto la HBO con una produzione di alto profilo: la miniserie in quattro puntate (proiettate integralmente) Olive Kitteridge, scritto da Jane Anderson per la regia di Lisa Cholodenko, adattamento dell’omonima raccolta di racconti vincitrice del Pulitzer di Elizabeth Strout. Olive (Frances McDormand) è un’insegnate delle medie, vive in un villaggio del Maine, è sposata con il farmacista. È una donna forte, intelligente, spesso dura con le persone che ama, dotata di un’ironia affilata. Ogni episodio della serie vede la protagonista in un momento diverso della sua vita, legata a filo doppio a quella di molti altri abitanti del suo villaggio. Un affresco che abbraccia un quarto di secolo.

In questi anni di straordinaria fioritura creativa per le serie Tv abbiamo potuto apprezzare un ventaglio amplissimo di possibilità diverse per raccontare una storia attraverso i tempi distesi della televisione. Olive Kitteridge nella sua concisione autoconclusa è un perfetto esempio di adattamento letterario capace di sfruttare al meglio le potenzialità del mezzo mantenendo un legame fortissimo con la tradizionale narrazione cinematografica, essendo a tutti gli effetti un lungo film.

Questo grazie alla forte impronta unitaria di sceneggiatura e regia, caratteristica comune a quella del grande successo True Detective, pur nell’’enorme distanza delle tematiche. Anche questa serie è legata a filo doppio alla straordinaria forza dei suoi interpreti: Frances McDormand non ha bisogno certo di dare conferme ulteriori della sua grandezza e qui è protagonista assoluta, capace di dare infinite sfaccettature a un personaggio di straordinario carisma, dalla psicologia complessa, umanissima e fallibile.

Tutto il cast però è di altissimo livello e meravigliosamente assortito: ottimo Richard Jenkins nei panni del marito, un uomo mite e perfetto contraltare alla durezza di Olive; due giganti come Peter Mullan e Bill Murray, due uomini che segnano momenti chiave della vita della protagonista, regalano un’altra dose di dolente umanità.

Olive Kitteridge è una potente indagine, di fine psicologia e felice scrittura, sulla difficoltà del vivere, sulla depressione e sull’esperimento in continua e vorticosa evoluzione che sono i rapporti umani. Il tutto calato in un New England da cartolina, quasi lynchano nel suo essere meraviglioso scenario del vuoto esistenziale della provincia.