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Occhio alla TV a Sanremo per Paper Street (Seconda Serata)

Mercoledì 13 Febbario 2013, 2° Puntata:

Non poteva delinearsi meglio la seconda puntata del Festival di Sanremo che, ieri alle ore 20.45 circa, ha calato il sipario su una delle leggende della musica italiana: Domenico Modugno.
Beppe Fiorello, che interpreterà il cantautore in una fiction in onda lunedì e martedì prossimo su RaiUno, indossa la Sua giacca, proprio quella di Domenico, riconsegnata poi alla moglie, la vedova Modugno, presente in sala.

Che l’inizio Fiorello-Modugno potesse apparire come una marketta pubblicitaria per la fiction sulla stesse rete Rai, è legittimo. Ma, aggiungerei, che RaiUno all’autopromozione ci ha abituato da anni e in ogni caso non c’era esordio migliore per un kermesse che vive di nostalgia, ricordi e tradizione.
Fazio entra in scena al termine della performance interpretativa e canora di Fiorello, complimentandosi in maniera autentica e non di circostanza.
Dopo pochi attimi viene annunciata Luciana Littizzetto, e in maniera prevedibile e piuttosto ripetitiva và in scena il siparietto tra la giunonica presenza femminile statuaria di Bar Rafaeli (top model israeliana) come nella miglior tradizione di Sanremo deve esistere, così come indossare una quantità di abiti spropositati e sorridere con il traduttore simultaneo in cuffia quando vede farlo dal pubblico.
Luciana gioca la parte della bruttarella e invidiosa…e vai con il festival delle scontentezze (altezza, capelli, seno, lato b, abito).

La serata di ieri, però, è ben scritta, coerente. Pare non ci sia nulla di fuori posto.
Sublime l’interpretazione del cantante israeliano Asaf Avidan che incanta la platea sanremese come nessun big in gara è stato in grado di fare prima.
La vera nota di merito della serata è la qualità delle canzoni, che può sembrare retorica, ma obbiettivamente l’inciso o il ritornello di almeno 4 o 5 delle canzoni in gara ieri, vi garantisco, venivano già fischiettate al termine della serata nel foyer dell’Ariston. E questo è un buon segno.

Madame Sarkozy, Carla Bruni, ha completato il parterre radical-chic del conduttore. Colpisce l’abito, un monacale e “sobrio” tailleur grigio-topo inaspettato per la prevedibile discesa dalla scalinata di una ex Première Dame.
Insipida, snob, distaccata, ringrazia Fazio e il pubblico italiano e sembra avere l’ansia di prendere la chitarra, canticchiare le sua ninna nanna italo francese (più francese che italo) e andarsene. E cosi è stato.
Per fortuna entra in azione la Littizzetto che con la “Chanson de la Brùn” ironizza sulle difficoltà che ha incontrato nella vita la Sig.ra Bruni (nata ricca, bella, ha venduto milioni di copie con le sue canzoni, è una top model di fama mondiale, e quando ha deciso “tòh mi sposerò” ha scelto, per non sbagliarsi, il Primo Ministro Francese, va beh!).
“Ti accompagno fuori Carlà” – dice la Littizzetto – ed esce in questa maniera, senza aver lasciato pressoché nulla al pubblico.

Le canzoni: Elio e le Storie Tese, i chierichetti eros del Festival, l’eccentrico gruppo porta vitalità e ironia nell’offerta musicale. Eccessivo il brano “Dannati Forever”, più orecchiabile e brillante “La Canzone Monotona” che infatti passa il turno.
Ottimo arrangiamento e musicalità per le canzoni di Max Gazzè. In questo caso entrambe, peccato per quella esclusa.
Elegante, eterea, un pò algida l’ex amica di Maria de Filippi, Annalisa. “Scintille”, la sua canzone, è già molto seguita in rete.
Malika, originale come sempre, look e canzoni, viene promossa a pieni voti per l’interpretazione della canzone.

Note stonate? Non quelle dell’orchestra diretta da Pagani, sia chiaro, ma quelle rilevate da me e da molti degli addetti ai lavori nella sala stampa del Festival.
Primo: presentazioni senza pathos. Risulta troppo evidente la mancanza di appeal e tensione da quiz nell’annunciare i verdetti, le canzoni e gli ospiti.
Secondo: la ripetuta abitudine di far cantare i giovani a tarda ora (00,00 circa). Se davvero si pensa che i giovani siano il motore di questo Paese ciò è da incentivare e valorizzare in tutti gli ambiti. Attendere lo scocco della mezzanotte per farli esibire non è in linea con le promesse da “predicatori del bene” quali si son vestiti.

La serata si chiude come si è aperta, con la classe di Fiorello che – senza essere previsto dalla scaletta – si è lanciato nell’esibizione finale del “Vecchio in Frack” di Modugno mentre i titoli di coda scorrevano.
Non ci resta che augurarvi “Buona Notte” dicono i conduttori, palesemente soddisfatti della serata.
Appuntamento a domani per commentare la terza puntata del Festival.