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Moebius – Kim Ki-duk

Sesso e famiglia, cinema e genitali. Forte del Leone d’Oro conquistato lo scorso anno con Pietà, il maestro sudcoreano Kim Ki-duk torna al Lido portando fuori concorso Moebius, dramma surreale ai limiti della commedia grottesca, che spinge la 70ma Mostra del Cinema nel suo più annunciato scandalo. Se in Pietà Kim Ki-duk guardava ad una società vittima del denaro, in Moebius cerca di delimitare in un campo famigliare le derive sociali poi sfociate in quelle sessuali.

Tutta la famiglia è coinvolta in questa deriva, mostrata in un carattere tanto espressionista quanto simbolico, tutto questo ancora più enfatizzato dalla mancanza di parole che rende estremamente claustrofobico. I protagonisti così rimangono incapsulati all’infinito, senza nessuna possibilità di espressione se non quella dell’atto sessuale. Il culto del potere per esser espiato deve per forza passare attraverso una purificazione violenta ed ancestrale.

Il cinema è, ed è sempre stato, masturbazione, l’evirazione ne è la sua mancanza? Probabilmente. Questa serie continua di immagini attraggono, provocano e in egual misura irritano come la fotografia plasticamente digitale e l’assoluta mancanza di poesia e flagranza dei corpi così esposti. Film personalmente ingiudicabile, che non convince affatto nella sua sospensione.