gerontophilia

Gerontophilia – Bruce LaBruce

Giornata di apertura alla Mostra del Cinema e primo film anche per una delle sezioni parallele più interessanti, le “Giornate degli autori”, che festeggiano il decimo compleanno nella tradizionale cornice della Sala Darsena. Dopo il rito dei saluti delle autorità spazio a Gerontophilia del canadese Bruce LaBruce, fotografo e regista indipendente formatosi nell’’ambiente parecchio underground della pornografia gay, presente in sala assieme ai due giovani protagonisti.

Gerontophilia è la storia di Lake, adolescente in superficie “normale”, artista in erba, affettuoso e così di buon cuore da farsi dare del “santo” dalla sua ragazza ossessionata dalla rivoluzione. Lake ha però una peculiare inclinazione: è irresistibilmente attratto dalla vecchiaia. Spia e immortala nel suo taccuino dei disegni i corpi segnati dalle rughe degli anziani che incontra, in cui vede non solo bellezza ma anche sex appeal. Quando viene assunto come inserviente in una casa di riposo gli stimoli si moltiplicano e non riuscirà più a nascondere il suo feticismo, la sua attrazione sessuale verso i pazienti fino a innamorarsi del vecchio attore Mr. Peabody, personaggio brillante e ironico, che proverà a sottrarre alla pre-morte indottagli dai farmaci regalandogli un’’ultima avventura amorosa ed esistenziale.

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Il tema non è di quelli facili e LaBruce non risparmia molto allo spettatore mettendo esplicitamente in scena la “stranezza” del suo protagonista, la sua libido per i corpi in disfacimento, mettendo in crisi i concetti di bellezza e salute. Ma il film è ben scritto, la recitazione è meravigliosamente diretta, lo sguardo sulla storia affettuoso ed empatico. Il regista riesce quasi per qualche minuto, nella seconda parte che vira verso il road movie, a far diventare Gerontophilia quasi una love story tradizionale, in cui i sentimenti della strana coppia assumono una dimensione quotidiana e universale.

La messa in scena è calibrata ed efficace, il pathos è spesso disinnescato da un’’ironia che quasi non prende sul serio l’’assolutezza del sentire adolescenziale e va in consonanza con il lucido piacere per la vanità del vecchio Peabody ormai prossimo alla fine. Un film che richiama fortemente per tematiche e linguaggio, oltre che per simile background personale del regista, il cinema di autori come Larry Clark e Harmony Korine che negli anni Novanta avevano posto la lente sull’’adolescenza americana in maniera potente e disturbante con film seminali come Kids, Ken Park, Gummo. Il pubblico in sala applaude convinto, impossibile prevedere se il film diventerà visibile fuori da qualche circuito d’’essai nel nostro paese ma sicuramente conferma il prezioso ruolo delle Giornate degli autori nello scovare opere e artisti “nascosti”.